“I Cesaroni” e quel grembiule troppo pesante senza Antonello Fassari

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati dodici anni, un’eternità per la televisione italiana che nel frattempo ha visto sorgere e tramontare decine di format, eppure la voce graffiante di Giulio Cesaroni e il caos affettuoso della bottiglieria della Garbatella sono pronti a tornare in scena. Da lunedì 13 aprile, in prima serata su Canale 5, prenderà il via “I Cesaroni – Il ritorno”, la settima stagione della serie che ha segnato un’epoca tra il 2006 e il 2014. A indossare nuovamente il grembiule – e a guardare il mondo da dietro la macchina da presa per la prima volta – è Claudio Amendola, che stavolta non si limita a interpretare il vulcanico capofamiglia, ma assume anche il ruolo di regista.

La produzione, affidata a Publispei, ha ricostruito fedelmente gli ambienti che erano spariti dopo un decennio di oblio, un’operazione nostalgia che cerca di restituire al pubblico quella “pasta” tipica della serie. Amendola, consapevole del peso dell’attesa, ha descritto il ritorno sul set come un gesto naturale, quasi istintivo, dettato da un amore di lunga data per i personaggi. Tuttavia, come spesso accade con le rievocazioni familiari, il convivio è turbato da una sedia vuota.

L’assenza ingombrante di Cesare: “E Antonello, dov’è?”

Nonostante la leggerezza che contraddistingue la fiction, il clima sul set è inevitabilmente segnato dalla malinconia. La grande assenza – un vuoto che Amendola stesso fatica a colmare – è quella di Antonello Fassari, lo storico interprete di Cesare, scomparso nell’aprile del 2025. L’attore e ora regista romano ha raccontato, con una sincerità che non cela l’emozione, di aver cercato il collega con lo sguardo appena varcata la soglia della bottiglieria ricostruita. “La prima volta che sono entrato e mi sono messo il grembiule, mi è venuto naturale guardarmi intorno e chiedermi: e Antonello, dov’è?”, ha confessato Amendola.

Seppur dichiarandosi non credente, l’attore ha avvertito una presenza inspiegabile durante le riprese, quasi a suggellare un passaggio di consegne spirituale prima di iniziare a girare. Per onorarne la memoria, la produzione ha voluto un segno tangibile: sul ciak utilizzato il primo giorno di lavorazioni campeggiava la scritta “Ciao Antonello”. Un tributo silenzioso che restituisce l’idea di come la finzione si sia dovuta piegare alla durezza della cronaca, trasformando un ritorno tanto atteso in un atto di memoria collettiva per un cast che, pur ridendo, ha dovoto fare i conti con la perdita di un pilastro.

Nuovi volti e vecchi equilibri nella Garbatella che cambia

La settima stagione, composta da dodici episodi trasmessi in sei serate, getta un ponte tra passato e futuro mostrando i figli di Giulio ormai adulti. Marco (Matteo Branciamore) convive con Virginia (Marta Filippi) e il piccolo Adriano, ma l’arrivo dagli Stati Uniti di Marta (Valentina Bivona), la figlia adolescente avuta con Eva, scompiglia gli equilibri domestici. Dall’altra parte, Mimmo (Federico Russo) si affaccia al mondo del lavoro come insegnante di sostegno, mentre Rudi (Niccolò Centioni) ha intrapreso la carriera del bidello, incrociando inevitabilmente la preside Stefania (Elda Alvigini).

Il parterre dei comprimari si arricchisce di innesti pesanti per bilanciare le assenze eccellenti – oltre a Fassari, mancheranno all’appello Elena Sofia Ricci e Max Tortora. Tra le new entry spiccano Ricky Memphis nei panni di Carlo, il padre esuberante di Virginia, e Lucia Ocone che interpreta Livia, la nuova socia in affari della bottiglieria. A completare il quadro ci penseranno gli immancabili camei: Fabio Rovazzi e Paolo Bonolis appariranno nei panni di loro stessi, portando quel pizzico di mondo reale che da sempre contraddistingue le guest star della serie.

La regia di Amendola tra risate e responsabilità

Per Claudio Amendola, sedersi dietro alla macchina da presa non è stato un capriccio, ma l’esito di una conoscenza quasi carnale dei testi e dei personaggi. “Credo di conoscerli molto bene”, ha dichiarato l’attore, spiegando di essersi sentito in dovere di assumersi questa responsabilità per garantire la coerenza stilistica della narrazione. La sfida, come lui stesso ha ammesso, è notevole: il pubblico che ha amato le prime stagioni è attento e riconosce ogni singola dinamica, ogni battuta. “In un momento storico pieno di tragedie – ha commentato – sono sicuro che I Cesaroni porteranno due ore di risate e di serenità”.

L’ottimismo di Amendola si scontra però con la realtà di una produzione che ha subito slittamenti continui (inizialmente attesa per marzo, poi slittata all’11 marzo e infine fissata al 13 aprile) e che ora cerca la sua collocazione in un panorama televisivo profondamente mutato. La serie, che vede anche il ritorno di volti storici come Ludovico Fremont (Walter) e Maurizio Mattioli (Augusto), punta tutto sull’effetto sorpresa e sulla chimica di un cast che deve dimostrare di poter funzionare anche senza alcuni dei suoi pezzi da novanta. La risposta, come al solito, arriverà dal piccolo schermo lunedì sera.

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