Abatantuono ricorda Di Francesco: "Un'amicizia di 55 anni, una bastonata"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Diego Abatantuono, con la voce rotta da un'emozione che non cerca di nascondere, ha rievocato la figura di Mauro Di Francesco durante un passaggio a "Domenica in" su Rai 1, definendo la scomparsa dell'amico e collega "una bastonata". L'attore, che ha condiviso con Di Francesco un percorso di vita e professionale lungo più di cinquantacinque anni, ha tracciato un ritratto vivido del carattere imprevedibile e scoppiettante del compagno di avventure. "L'ho incontrato quando lavoravo al Derby, quando avevo 15 anni", ha raccontato Abatantuono a Mara Venier, dipingendo con poche parole un'epoca lontana e fondativa. "Tutti quelli che lo hanno conosciuto lo sanno: non stavi mai del tutto tranquillo, quando c'era lui poteva succedere di tutto", ha aggiunto, consegnando al pubblico il ricordo di un uomo la cui semplice presenza era garanzia di vitalità e di sorprese, un motore di situazioni che, seppur a volte turbolente, rendevano la vita indimenticabile.

Il saluto del Festival e il legame con Lucignano

Mentre Abatantuono parlava in televisione, un altro commosso omaggio si è levato a Lucignano, nel Teatro Rosini, dove si concludeva la prima edizione dell'Underground Film Festival. La serata, che avrebbe dovuto celebrare Di Francesco come ospite d'onore, si è trasformata in un affettuoso addio, caratterizzato da un lungo applauso e dalla proiezione delle sequenze dei suoi film più amati. Il festival, che lo aveva ormai adottato come parte integrante del proprio tessuto, ha voluto così onorare la memoria di colui che, con la moglie Antonella Palma di Fratianni, aveva scelto quel borgo come sua casa, trovandovi forse quella serenità che la sua indole artistica, per sua natura inquieta, sempre ricercava.

Il dolore di un'amicizia senza fine

Esistono separazioni che, per la loro natura, lacerano più profondamente di altre, e quella che legava Abatantuono a Di Francesco appartiene senza dubbio a questa categoria. Un'amicizia che ha resistito al passare dei decenni, radicandosi sia nell'esistenza privata che in quella lavorativa, rende l'elaborazione del distacco un processo particolarmente arduo. L'attore, nel suo racconto, non ha fatto mistero della difficoltà di assistere a certi eventi, lasciando intendere, senza bisogno di sbrodolamenti, il vuoto profondo lasciato da una presenza così costante e significativa. Un legame del genere, costruito giorno dopo giorno fin dall'adolescenza, rappresenta un capitolo della propria biografia che non si chiude facilmente, e la cui assenza si fa sentire come un peso improvviso e inatteso.

La testimonianza scritta di Francesco Salvi

Anche Francesco Salvi ha voluto unire la sua voce al coro di ricordi, affidando a una lettera diretta all'amico i propri sentimenti. "Caro Mauro, sono passati un po' di giorni da quando ci hai lasciati e ancora faccio fatica a elaborare la tua scomparsa", esordisce, in una confessione che risuona con il dolore espresso da Abatantuono. Salvi, nel suo scritto, ha colto l'occasione per riflettere sul valore del loro mestiere, riconoscendo come quella comicità, che visse il suo momento di massimo splendore negli anni Ottanta, possedesse un'autenticità e una forza che forse all'epoca non furono pienamente comprese. "Si rideva con spontaneità e semplicità", ha osservato, sottolineando come solo oggi, a distanza di tempo, si possa apprezzare appieno la genuinità di quel periodo. "Eravamo forti, eri fortissimo", ha concluso, sigillando con queste parole l'immagine di Di Francesco come di un'icona, i cui personaggi resteranno a testimoniare un talento unico e una capacità di regalare serenità che va ben al di là della semplice risata.

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