Sorelle sparite nel nulla, ricerche senza esito nel lago di Barrea e nell'Alto Sangro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco dei richiami si perde tra le gole del Parco nazionale d’Abruzzo, coprendo a malapena il silenzio assordante di una settimana senza risposte. Alisya, di sedici anni, e Sarah, di dodici, risultano svanite nell’aria da Civitella Alfedena, la comunità educativa “Ofh Hope” che le accoglieva su disposizione del tribunale per i minorenni; una scomparsa, la loro, avvenuta nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, che ha innescato un dispositivo fiume fatto di cani molecolari, droni, elicotteri e, da ultimo, l’intervento dei sommozzatori.

Questi ultimi, concentrandosi in particolare sotto i due ponti che attraversano il bacino del lago di Barrea, hanno effettuato una ricognizione visiva della superficie senza però addentrarsi con immersioni profonde, mentre a terra il cane Italo della Protezione Civile continua a battere il territorio impervio dell’Alto Sangro alla ricerca di qualsiasi minima traccia delle due adolescenti.

Le crepe nella struttura e la porta difettosa

Dalle verifiche effettuate all’interno dell’istituto – sprovvisto, stando a quanto emerso, di sistemi di videosorveglianza o allarme – è emerso un dettaglio logistico che potrebbe aver favorito l’allontanamento: una porta finestra rotta, priva di inferriate, attraverso la quale sarebbe stato possibile uscire senza essere notati dal personale.

Chi opera nella struttura, a dare l’allarme, ha atteso il primo pomeriggio di domenica nella speranza che le due sorelle, originarie di Minturno, rientrassero spontaneamente; una speranza che però è svanita con il passare delle ore, lasciando spazio a due distinti fascicoli aperti dalla magistratura.

La Procura di Sulmona indaga per sottrazione di minore (ipotesi che suggerisce l’intervento di un adulto ignoto), mentre un secondo filone è stato aperto dalla Procura per i minorenni dell’Aquila, a testimonianza della delicatezza e della complessità di una vicenda che incrocia fragilità familiari e tutele giudiziarie.

Un passato giudiziario e frecciatine incrociate

Mentre le ricerche si estendono a macchia d’olio tra Abruzzo e Lazio – senza risparmiare nemmeno le acque gelide del lago – l’attenzione degli inquirenti si è in parte spostata sui supporti digitali e sui diari personali delle ragazze, sequestrati per cercare di decifrare il loro stato d’animo nelle ore precedenti la fuga.

La vicenda familiare delle giovani, affidate alla comunità dal 2024 dopo una burrascosa separazione dei genitori avvenuta nel 2021, resta centrale: a pochi giorni dalla scomparsa, è arrivata una sentenza del Tribunale di Cassino che ha ridisegnato l’esercizio della potestà genitoriale, e sebbene non vi siano conferme ufficiali che le minori fossero a conoscenza di questo dettaglio giudiziario, la coincidenza temporale alimenta gli interrogativi degli investigatori.

Intanto, il padre delle ragazzine ha escluso recisamente la possibilità di una fuga volontaria a piedi («Impossibile che siano andate via da sole, qualcuno le ha prese, e dev’essere qualcuno che loro conoscono»), mentre la madre – la cui abitazione è stata perquisita con esito negativo – ha diffuso un appello audio in cui, con voce rotta, le esorta a tornare assicurando loro che «tutto si sistema».

Il vuoto che circonda la scomparsa

Gli sviluppi giudiziari, tuttavia, restano al palo: le decine di uomini impegnati nelle perlustrazioni non hanno ancora restituito alcun risultato concreto, e nemmeno le testimonianze raccolte nell’immediatezza hanno fornito una svolta.

È stato ascoltato a lungo il fidanzato sedicenne della maggiore, Alisya, il quale ha riferito agli inquirenti che la ragazza appariva turbata e cambiata nelle ultime settimane, «come se avesse qualcosa dentro che voleva dirmi» – un’affermazione, la sua, che getta luce su un probabile malessere interiore ma che, di per sé, non chiarisce la dinamica dell’allontanamento.

Ciò che emerge con chiarezza, al netto delle diverse ipotesi investigative, è una profonda sofferenza espressa dalle sorelle nei confronti dell’attuale collocazione: alcune lettere recuperate nella stanza della struttura svelano il forte desiderio di ricongiungersi con la madre e il rifiuto, già manifestato in passato, verso il rientro programmato nell’abitazione paterna. Due cuori racchiusi in un silenzio che, ormai, dura da sette giorni.

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