Garlasco, il mistero delle intercettazioni sparite nell'indagine su Andrea Sempio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ombra di una falla, inspiegabile e profonda, attraversa le pagine del fascicolo 8283/2016, quello relativo all'indagine del 2017 sull'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, da cui emerse, per poi essere archiviata, la posizione di Andrea Sempio. Una vicenda giudiziaria che, a distanza di anni, mostra i segni di un'evaporazione di prove, di un buco documentale che riguarda specificamente le intercettazioni disposte sulla seconda autovettura in uso alla famiglia dell'uomo; registrazioni che, stando agli atti, avrebbero dovuto esistere ma delle quali si è persa ogni traccia, nonostante le precauzioni, come la mancanza di numeri progressivi, adottate proprio per scongiurare la scomparsa di carte.

Il racconto dei genitori e i soldi per gli avvocati

In questo quadro, assumono un rilievo particolare le dichiarazioni rese lo scorso 26 settembre dai genitori di Sempio, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, ascoltati dagli investigatori in qualità di persone informate sui fatti. Davanti ai carabinieri di Milano e alla guardia di finanza di Brescia e Pavia, essi hanno sostenuto, con insistenza, che i soldi di cui la famiglia disponeva, e che erano consistenti, erano destinati esclusivamente al pagamento in contanti degli avvocati. Un'affermazione che, sebbene circoscritta al tema delle risorse economiche, si inserisce in un contesto investigativo più ampio e torbido, dove ogni elemento finisce per essere esaminato con meticolosa attenzione.

La Panda e le frasi intercettate

Proprio quel vuoto nelle intercettazioni diventa ancor più significativo se si considera che, secondo quanto emerge, sulla Fiat Panda della famiglia Sempio sarebbero state raccolte conversazioni di un certo tenore. Dalle carte, per quanto incomplete, trapelano frasi attribuite all'accusato, il quale, in quelle che dovevano essere comunicazioni private, avrebbe pronunciato parole come «Possiamo distruggere quella gente di merda», un'espressione che gli inquirenti, ovviamente, valutavano con la massima considerazione. Eppure, di quelle registrazioni, che pure erano state delegate ai carabinieri e al Sistema Pavia della società Esitel, l'indagine principale sembra non conservare più nulla, lasciando un interrogativo cruciale sul loro reale contenuto e sulla ragione della loro rimozione.

La testimonianza dell'ex carabiniere Spoto

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è la deposizione, resa sempre il 26 settembre, dell'ex carabiniere Giuseppe Spoto. L'uomo, di fronte agli stessi investigatori, ha rievocato le pressioni ricevute all'epoca dei fatti dall'allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, il quale è ora a sua volta indagato a Brescia con l'accusa di aver favorito l'archiviazione di Sempio in cambio di denaro. Spoto ha ricordato, mettendolo a verbale, che gli fu chiesto di trascrivere le intercettazioni in tutta fretta, nell'arco di uno o due giorni, perché il dottor Venditti affermava di averne bisogno immediatamente per procedere con l'archiviazione. Una richiesta che, alla luce degli sviluppi successivi, appare quanto meno insolita e che sembra suggerire una volontà di definire in tempi rapidi un procedimento che, invece, presentava elementi di complessità, a cominciare proprio dalle intercettazioni poi scomparse.

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