Le regioni italiane respingono il decreto sulle liste d'attesa
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Redazione Salute
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Il decreto legge sulle liste d'attesa negli ospedali ha suscitato una forte opposizione da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Questa normativa, che prevede controlli e sanzioni ministeriali scavalcando gli enti territoriali, è stata respinta a maggioranza, con l'eccezione della Regione Lazio.
Il punto di contesa
Il fulcro della controversia riguarda l'articolo 2 del decreto, che istituisce un ispettorato presso il ministero di Orazio Schillaci. Questo organismo, supportato anche dai Carabinieri, avrebbe il compito di monitorare l'applicazione delle disposizioni taglia-coda e di irrogare sanzioni. Le Regioni e la Lega hanno espresso un forte dissenso verso questa disposizione, ritenendola lesiva del principio di leale collaborazione.
La posizione delle regioni
La Conferenza delle Regioni ha espresso un parere negativo sul decreto, a meno che non venga accolta la proposta di modifica all'articolo 2. Questa modifica, secondo le Regioni, migliorerebbe il testo del decreto e lo renderebbe rispettoso delle competenze e delle prerogative di ciascun livello istituzionale, come previsto dalla Costituzione.
La voce di Massimiliano Fedriga
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha precisato che l'obiettivo di combattere le liste d'attesa è condiviso sia dalle Regioni che dal governo. Tuttavia, ha sottolineato che la proposta delle Regioni non è l'abolizione dell'articolo 2, ma una sua riformulazione. Fedriga ha espresso la speranza che nella conversione del decreto si possa giungere a un'intesa.
La questione delle liste d'attesa negli ospedali è diventata un punto di frizione tra il governo e le Regioni. La risoluzione di questa controversia richiederà un dialogo costruttivo e un rispetto reciproco delle competenze istituzionali.




