Riforma del condominio, via i pagamenti in contanti e nuovi obblighi per gli amministratori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parlamento esamina una proposta di riforma organica della disciplina condominiale, avanzata da Fratelli d’Italia, che mira a riscrivere le regole di gestione degli edifici condivisi intervenendo su tre fronti principali: i metodi di pagamento, i poteri dei fornitori di servizi e i requisiti professionali per chi amministra. Il disegno di legge, presentato ufficialmente a Roma, segna un tentativo di aggiornamento a distanza di oltre un decennio dall’ultima riforma significativa, puntando dichiaratamente a introdurre maggiori garanzie di trasparenza e tutela per i condòmini. Le modifiche, tuttavia, secondo alcune prime valutazioni, potrebbero comportare un aumento complessivo dei costi di gestione, andando a incidere sulle tasche dei proprietari.

Pagamenti solo tracciati e responsabilità solidale per le morosità

Una delle innovazioni più rilevanti del testo consiste nell’abolizione dei pagamenti in contanti per tutte le spese condominiali, le quali dovranno invece essere saldate esclusivamente attraverso metodi tracciabili. Questa disposizione, che intende contrastare l’evasione e rendere più chiara la contabilità, si accompagna a una norma destinata a sollevare dibattito: i fornitori di servizi, in caso di morosità dell’amministratore o del condominio stesso, potranno infatti rivalersi direttamente sui singoli condòmini, persino su quelli che risultano in regola con i versamenti. Una misura che, se da un lato tutela le imprese fornitrici, dall’altro introduce una forma di responsabilità solidale tra i proprietari, i quali potrebbero vedersi chiedere il pagamento di quote non dovute per compensare le insolvenze altrui.

Laurea obbligatoria e albo professionale per gli amministratori

Il profilo dell’amministratore di condominio subirebbe una trasformazione radicale, elevandosi a figura professionale specialistica. La proposta stabilisce, come requisito di accesso alla professione, il possesso di una laurea, prevedendo contestualmente l’istituzione di un albo specifico e di un organismo di revisori presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’intento legislativo è chiaramente quello di innalzare gli standard di competenza e deontologia, arginando fenomeni di mala gestione che, in taluni casi estremi, sono approdati alle cronache giudiziarie con inchieste per appropriazione indebita o frode. Ciononostante, si osserva come questo innalzamento dei requisiti potrebbe tradursi in un rincaro dei compensi, poiché un numero minore di professionisti qualificati, in una fase transitoria, sarebbe chiamato a soddisfare una domanda ampia, con effetti prevedibili sulla legge della domanda e dell’offerta.

Interventi sulle parti comuni e sulle assemblee

Il provvedimento dedica una parte dei suoi articoli anche alla regolamentazione degli interventi sulle parti comuni degli edifici, sebbene i dettagli operativi restino da approfondire nel corso dell’iter parlamentare. Le norme delineano procedure e maggioranze assembleari necessarie per deliberare opere di manutenzione straordinaria, installazione di impianti o modifiche strutturali, cercando un equilibrio tra l’esigenza di innovazione – come nel caso dell’installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici – e la tutela del decoro architettonico e del consenso tra i proprietari. Il legislatore sembra voler fornire strumenti più snelli per decisioni che riguardano la vita quotidiana e la valorizzazione del patrimonio immobiliare, aspetti spesso fonte di lunghe controversie.

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