Morti per botulino in Calabria, autopsie confermano l’intossicazione. Il racconto di un sopravvissuto
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Redazione Interno
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Le autopsie eseguite su Tamara D’Acunto e Luigi Di Sarno, deceduti nei giorni scorsi dopo aver consumato panini con salsiccia e friarielli acquistati da un food truck a Diamante, hanno confermato che la causa del decesso è stata un’intossicazione da botulino. Gli esami hanno rilevato, tra gli altri elementi, un chiaro indice di asfissia, compatibile con gli effetti del tossico. Intanto, salgono a 17 i ricoverati, quattro dei quali con diagnosi già accertata.
Tra loro c’è Paolo, un 20enne che ha condiviso la sua esperienza dopo il ricovero all’ospedale di Cosenza, dove era giunto in seguito all’ospedalizzazione della madre. "Non mi sarei mai aspettato che un panino potesse portarmi qui", ha raccontato, descrivendo l’insorgere dei sintomi – annebbiamento della vista, difficoltà respiratorie – che lo hanno costretto a cercare aiuto. I primi pazienti coinvolti nel focolaio erano stati un gruppo di 17enni romani in vacanza, ma la gravità della situazione è emersa solo dopo i due decessi sospetti.
Proprio sulla morte di Di Sarno, un amico ha fornito un racconto agghiacciante: "All’ospedale qualcuno ha detto che sembrava ubriaco", ha riferito, sottolineando come la gravità delle sue condizioni fosse stata inizialmente sottovalutata. Una dinamica che, se confermata, solleverebbe interrogativi sulla tempestività degli interventi.
L’Istituto superiore di sanità ha ribadito i rischi legati al botulino, un batterio che prolifera in ambienti privi di ossigeno e che può contaminare conserve casalinghe o prodotti mal conservati. I sintomi, che includono paralisi muscolare progressiva, richiedono un trattamento immediato con antitossina. Le autorità sanitarie stanno ora verificando la filiera del food truck coinvolto, mentre si moltiplicano gli avvertimenti sulla necessità di rispettare le norme di igiene alimentare.




