Le ispezioni dell'Aiea in Iran ci saranno, Grossi fissa la data: "Dopodomani o tra dieci giorni"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Rafael Grossi, ha sciolto ogni riserva in merito alle imminenti ispezioni nei siti nucleari iraniani, confermando che gli accessi agli impianti di arricchimento dell'uranio avverranno a breve, indipendentemente dalle schermaglie diplomatiche delle ultime ore.

"Potrebbe accadere dopodomani, tra una settimana o tra dieci giorni, ma accadrà", ha dichiarato il vertice dell'ente dell'Onu, sottolineando come la finestra temporale, pur essendo rilevante, non rappresenti il vero nodo della partita, che resta invece la sostanza dei controlli.

La posizione dell'Aiea e il nodo dei tempi

Le parole di Grossi giungono al termine di una giornata segnata da dichiarazioni contrastanti tra Washington e Teheran, con gli Stati Uniti che avrebbero garantito, tramite le rassicurazioni del presidente Trump e del vicepresidente Vance, il via libera alle verifiche, mentre dall'Iran filtrava la netta precisazione secondo cui non sarebbero state consentite ispezioni nei siti danneggiati dal conflitto.

Di fronte a questo quadro frammentato, il rappresentante dell'Aiea ha scelto la linea della fermezza, ribadendo che la missione dell'agenzia non può essere subordinata a condizioni particolari o a veti incrociati, e che l'obiettivo resta quello di garantire la trasparenza del programma atomico iraniano attraverso verifiche sul campo, la cui urgenza è riconosciuta da entrambe le parti in causa.

Il ruolo chiave degli ispettori per un accordo

Sul valore strategico di queste missioni si è espressa con chiarezza Kelsey Davenport, responsabile delle politiche di non proliferazione dell' Arms Control Association di Washington, secondo cui il rientro degli ispettori dell'Aiea in Iran costituisce un passaggio obbligato e indifferibile per qualsiasi intesa futura; senza informazioni verificate e aggiornate sullo stato del programma nucleare e sulla localizzazione delle scorte di materiale, ha spiegato l'esperta, qualsiasi negoziato si troverebbe a muoversi su basi fragili, rendendo di fatto impossibile la conclusione di un accordo efficace e duraturo. È questa, del resto, la premessa tecnica che ha spinto Grossi a prendere posizione in termini così netti, quasi a voler scongiurare il rischio che le trattative politiche finiscano per paralizzare l'attività di monitoraggio, già sospesa per un periodo troppo lungo.

Le condizioni di Teheran e le assicurazioni americane

La cautela espressa da Teheran, che aveva escluso in partenza gli accessi agli impianti danneggiati dagli eventi bellici, aveva gettato più di un'ombra sull'effettiva attuazione dell'intesa temporanea siglata con gli Stati Uniti per la cessazione delle ostilità, facendo temere che le ispezioni potessero trasformarsi in un terreno di scontro anziché in uno strumento di fiducia reciproca.

Tuttavia, le assicurazioni provenienti dall'amministrazione americana, unite alla determinazione dimostrata da Grossi, sembrano aver ribaltato la prospettiva, restituendo all'Aiea quel ruolo di arbitro imparziale che le compete e che appare tanto più prezioso in una fase in cui ogni dettaglio logistico, come la data di un sopralluogo o l'elenco degli impianti visitabili, rischia di diventare oggetto di rivendicazioni politiche.

Che l'accesso avvenga domani o tra dieci giorni, insomma, cambia relativamente poco: ciò che conta, per il direttore dell'agenzia nucleare, è che la comunità internazionale possa finalmente tornare a contare su un sistema di controlli efficace, capace di fotografare la realtà del programma iraniano e di fornire ai negoziatori gli elementi necessari per costruire un accordo solido.

La partita, insomma, si gioca tutta sulla credibilità di questo meccanismo di verifica, e le parole di Grossi suonano come un avvertimento a tutte le parti in causa: il tempo delle trattative generiche è finito, e ora occorre passare ai fatti, con gli ispettori pronti a muoversi non appena le condizioni operative lo consentiranno, a prescindere dalle incertezze della diplomazia.

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