Gli operai dell'ex Ilva bloccano l'aeroporto di Genova e si dirigono in autostrada, a Taranto sciopero a oltranza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La protesta dei lavoratori dell'ex Ilva, dopo aver tenuto banco per tutta la notte nel presidio di piazza Savio, ha dato vita a una seconda, intensa giornata di mobilitazione che ha visto come epicentro Genova Cornigliano. Al termine di un'assemblea convocata in mattinata, è partito un corteo, aperto dallo striscione “Genova in lotta per l'industria”, che ha percorso le strade del ponente genovese aggregando man mano consistenti gruppi di operai; tra di essi, si sono uniti infatti i colleghi di Ansaldo Energia e di Fincantieri, entrambi in sciopero per rivendicazioni che, seppur specifiche, convergono con la lotta più ampia per la difesa del settore. La marcia, carica di una determinazione che si è fatta strada nei giorni scorsi, ha quindi mutato obiettivo, dirigendosi con decisione verso lo scalo aeroportuale “Cristoforo Colombo”. Lì, i manifestanti hanno occupato l'area partenze, posizionando strategicamente una pala meccanica davanti agli accessi e bloccando di fatto il regolare svolgimento delle operazioni, in un'azione dimostrativa volta a sollevare l'attenzione nazionale sulla crisi.

Dall'aeroporto all'autostrada, la mobilitazione procede

Non pago del forte impatto mediatico generato dal blocco aeroportuale, il corteo, che ormai riuniva una compagine trasversale di lavoratori del metalmeccanico, ha quindi ripreso la sua marcia spingendosi verso l'autostrada, con l'intento di presidiare anche un nodo cruciale per la viabilità. La mobilitazione, del resto, è stata caratterizzata fin dall'inizio da una forma di protesta dinamica e immediata, con scioperi proclamati all'istante e azioni decise in assemblea, segno di una rabbia che rifiuta i tempi lunghi della trattativa. A Genova, la situazione rimane tesa e in evoluzione, mentre la voce dei rappresentanti sindacali si è levata per chiedere risposte concrete e urgenti alle istituzioni, come ha sottolineato uno di loro, il quale ha esortato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a intervenire senza ulteriori indugi.

La parallela battaglia di Taranto, dove lo sciopero non ha scadenza

Mentre a Genova si bloccavano i traffici, a Taranto – l'altro cardine, storicamente doloroso, della vicenda siderurgica italiana – la protesta ha assunto una forma diversa ma altrettanto radicale. I sindacati dello stabilimento pugliese hanno infatti proclamato uno sciopero a sorpresa a partire dalle ore 12, annunciando esplicitamente che si tratterà di un'astensione dal lavoro a oltranza, dunque senza una scadenza prefissata. La mossa, che paralizza ulteriormente un sito già sotto pressione, è una reazione diretta alla decisione di fermare la produzione dei cosiddetti "rotoli", una misura che ha innescato ulteriore preoccupazione per il futuro occupazionale. La protesta, che nasce dalla medesima origine – il piano del governo per il gruppo –, dimostra come la crisi sia ormai sistemica e non più confinabile in un singolo stabilimento.

Il governo si muove tra le proteste

Di fronte a un escalation che sta rapidamente unendo le tensioni di diversi poli industriali del Paese, il ministero dello Sviluppo Economico ha annunciato la convocazione degli enti locali per una riunione fissata tra giovedì e venerdì, un tentativo di aprire un canale di confronto istituzionale. Questo passo, tuttavia, appare per il momento distante dalle urgenze percepite in piazza, dove la richiesta è quella di un segnale politico chiaro e immediato sulla volontà di mantenere in vita un'industria strategica. La rabbia degli operai, alcuni dei quali hanno trascorso la notte in presidio, nasce dalla paura concreta di un disimpegno dello Stato e da anni di incertezze che hanno logorato non solo le linee di produzione, ma anche la fiducia nel futuro; una condizione, quest'ultima, che spiega la determinazione nell'andare avanti a oltranza, pronti a colpire i simboli dell'economia e della mobilità per farsi ascoltare.

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