L’inviato di Trump sull’Ucraina: «Prima la tregua, poi i negoziati. Non il contrario»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Keith Kellogg, inviato speciale di Donald Trump per il conflitto ucraino, ha delineato una possibile via d’uscita dalla guerra, ribadendo che la priorità deve essere un «cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni», da seguire con trattative globali. La posizione, che sembra rispondere indirettamente alle mosse di Vladimir Putin, arriva mentre il Cremlino annuncia l’intenzione di riaprire i colloqui con Kiev il 15 maggio a Istanbul.
Putin, dopo aver accusato i cosiddetti "Volenterosi" – la coalizione di Paesi guidata da Ue e Usa – di aver avanzato «dichiarazioni rozze e ultimatum», ha dichiarato di voler chiedere al presidente turco Recep Tayyip Erdogan di organizzare un vertice diretto tra Russia e Ucraina. L’iniziativa, però, non convince del tutto Kiev. Volodymyr Zelensky, pur dichiarando di aspettare «giovedì senza più scuse», ha lasciato intendere che la proposta russa potrebbe nascondere nuove condizioni.
Intanto, la Turchia si conferma mediatrice chiave. Erdogan, in una telefonata con Emmanuel Macron, ha parlato di un «punto di svolta storico», sottolineando che Ankara è pronta a sostenere il processo ospitando i negoziati. Ma mentre Putin lascia trapelare aperture, l’analista Nathalie Tocci osserva che Mosca «non vuole la pace», mentre Kiev, ora meglio armata, potrebbe trovarsi in una posizione più forte grazie al sostegno europeo.




