Mogol, il paroliere che ha scritto la storia della musica italiana: i numeri, le vittorie e il legame con Battisti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Compie novant'anni oggi, 17 agosto 2026, Giulio Rapetti, per tutti conosciuto come Mogol. Un traguardo che arriva dopo una carriera che ha attraversato sei decenni di musica italiana, segnando profondamente il linguaggio e le emozioni di intere generazioni. Con oltre 1.776 canzoni depositate in SIAE e circa 523 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, i numeri da soli restituiscono solo in parte la dimensione di un artista la cui influenza è paragonabile a quella dei più grandi poeti del Novecento, anche se lui, con la consueta modestia, si è sempre definito semplicemente un "autore".
Nato a Milano il 17 agosto 1936, figlio di un dirigente della casa discografica Ricordi, Mogol ha iniziato la sua carriera quasi per caso, ma la sua passione per le parole e la melodia lo ha presto portato a diventare una delle firme più autorevoli e richieste del panorama musicale, contribuendo in maniera decisiva a trasformare la canzone italiana in un fenomeno culturale di portata internazionale.
Il sodalizio con Lucio Battisti e i capolavori senza tempo
È impossibile parlare di Mogol senza citare il leggendario sodalizio artistico con Lucio Battisti, un connubio che ha rivoluzionato la musica leggera italiana a partire dal 1966 fino al 1980. Insieme, i due hanno firmato alcuni dei brani più iconici e indelebili del repertorio nazionale, capaci di resistere al passare del tempo e di essere ancora oggi ascoltati e reinterpretati da nuove generazioni.
Da "Mi ritorni in mente" a "Il mio canto libero", passando per "Emozioni", "La canzone del sole" e "Acqua azzurra, acqua chiara", la loro collaborazione ha dato vita a un corpus di opere che ha definito il lessico sentimentale di un'intera epoca, trasformando la musica in poesia e le emozioni in racconti universali.
La loro strada, però, si divise, un evento che per anni ha alimentato retroscena e leggende, ma che lo stesso Mogol ha recentemente ricondotto a questioni di principio e alla ripartizione di quote azionarie, allontanando l'ipotesi di un litigio personale alla base della separazione che portò Battisti a pubblicare i suoi ultimi, celebri album "bianchi".
Un'autore oltre Battisti: Sanremo, Celentano e Bowie
Sebbene il nome di Mogol resti legato a doppio filo a quello di Lucio Battisti, la sua produzione artistica è molto più vasta e articolata, spaziando tra generi e interpreti diversi. La sua capacità di scrivere testi per voci e personalità artistiche tra loro lontanissime è una delle chiavi del suo successo e della sua longevità.
Il palcoscenico del Festival di Sanremo, ad esempio, gli ha regalato quattro vittorie, ottenute con altrettanti compositori e interpreti diversi: nel 1961 con "Al di là" di Betty Curtis, nel 1963 con "Uno per tutte" di Tony Renis, nel 1965 con "Se piangi, se ridi" di Bobby Solo e, a distanza di molti anni, nel 1991 con "Se stiamo insieme" di Riccardo Cocciante.
Fuori dal sodalizio con Battisti, la sua penna ha scritto pagine importanti anche per Adriano Celentano, per il quale ha firmato canzoni come "Gelosia" e la celebre "Dormi amore" – che lui stesso ha definito la sua preferita in assoluto, dedicata alla moglie – ma anche per Mango, contribuendo a sdoganarlo al grande pubblico con brani come "Oro" e "Mediterraneo".
Un capitolo a parte, e forse meno noto al grande pubblico, è rappresentato dalla sua attività di traduttore per artisti internazionali, come la celebre versione italiana di "Space Oddity" di David Bowie, che divenne "Ragazzo solo, ragazza sola", dimostrando come la sua arte sapesse valicare anche i confini linguistici e geografici.
La consacrazione a Sanremo 2026 e l'eredità musicale
A pochi mesi dal suo novantesimo compleanno, Mogol ha ricevuto un tributo forse mai come quest'anno sentito e meritato. Durante la terza serata del Festival di Sanremo 2026, l'Ariston intero si è alzato in piedi per una lunga standing ovation in suo onore, quando Carlo Conti gli ha consegnato il Premio alla Carriera, riconoscendo in lui non solo un grande paroliere ma "la storia della musica italiana". Visibilmente emozionato, Mogol ha ringraziato il pubblico e ricordato i numeri di una carriera leggendaria: 1.776 canzoni depositate e 523 milioni di dischi venduti nel mondo, una cifra che, come ha scherzato lui stesso, "nessuno ci crede". Nel corso della serata, ha anche ricordato il suo legame profondo con l'Umbria, dove risiede da anni e dove ha fondato il C.E.T. (Centro Europeo di Toscolano), una scuola di formazione per cantanti che rappresenta il suo impegno concreto per il futuro della musica, dimostrando come la sua eredità non sia solo un monumento al passato, ma un progetto vivo per le nuove generazioni.
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