Allarme per il crollo del prezzo del latte, la politica sollecita interventi urgenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi che attanaglia il comparto lattiero-caseario nazionale, con i suoi riflessi particolarmente acuti in alcune regioni, sta sollevando un coro di allarme che dalla categoria degli allevatori arriva fino ai banchi delle istituzioni. In Sicilia, ad esempio, Michele Catanzaro, capogruppo all'Ars del Partito Democratico, ha formalmente sollecitato l'esecutivo regionale affinché volga la massima attenzione alle proteste degli allevatori ovicaprini, i quali paventano un ulteriore e insostenibile ribasso del prezzo del latte ovino. Una richiesta, la sua, che invoca l'accensione di "riflettori" su un'emergenza economica e sociale che non può essere, come ha sottolineato, ignorata.

Il tracollo delle quotazioni e le cause strutturali

I numeri, d'altronde, confermano uno scenario preoccupante: stando ai dati Ismea, in soli tre mesi le quotazioni del latte spot – quello sfuso trasportato in cisterna – hanno subito un vero e proprio tracollo, passando da 69 a circa 53 euro per ettolitro, con prospettive che sembrano puntare verso il livello psicologico dei 50 euro. Questo andamento, che registra un calo ininterrotto dall'ottobre dello scorso anno, non è un episodio congiunturale ma affonda le radici in dinamiche ben più ampie e complesse. La flessione, infatti, è riconducibile principalmente a un eccesso di produzione a livello europeo e internazionale, il quale si scontra, contemporaneamente, con un generale e persistente rallentamento dei consumi. Una combinazione di fattori che sta mettendo in ginocchio molte aziende, specialmente quelle di dimensioni più piccole e quelle operanti in zone svantaggiate come quelle montane, già tradizionalmente fragili.

La reazione delle associazioni di categoria e l'appuntamento al ministero

Di fronte a questa "discesa inesorabile", come è stata definita, le associazioni di categoria hanno alzato la voce per chiedere tutele concrete in una fase di surplus produttivo che rischia di spazzare via intere filiere. "La situazione non ci lascia certo tranquilli", ha affermato, a Titolo esemplificativo, il presidente del settore lattiero-caseario di Confagricoltura Verona, sintetizzando uno stato d'animo diffuso tra i produttori dal Veneto alla Sicilia. Una preoccupazione che ha trovato, almeno in parte, un primo riscontro istituzionale: è stato infatti annunciato un tavolo tecnico presso il ministero dell'agricoltura, fissato per un martedì di questa settimana. L'obiettivo dichiarato, secondo quanto riferito dal senatore bellunese Luca De Carlo, è quello di fissare dei paletti di tutela per il settore zootecnico e per l'intera filiera, tentando di arginare le speculazioni e di salvare gli allevatori da quello che è stato percepito come un autentico terremoto economico. De Carlo, nel suo intervento, ha anche evocato la necessità di un "cambio culturale" in relazione a certe mode alimentari, un accenno che apre una riflessione più ampia sui consumi.

La fragilità della montagna e lo spettro del rischio chiusura

Il quadro che emerge è quello di un'emergenza settoriale che però ha pesanti ricadute territoriali, tenendo in bilico intere economie locali. La montagna, in particolare, si trova ad affrontare una sfida esistenziale, dove la tenuta delle stalle diventa un indicatore della vitalità stessa di quelle aree. La corsa al ribasso dei prezzi, mentre i costi di produzione restano elevati, sta creando un clima di incertezza che rende insostenibile la prosecuzione dell'attività per molti. L'appuntamento al ministero viene dunque atteso come un momento cruciale, sebbene le cause del fenomeno – l'eccesso di offerta globale e la stagnazione della domanda – siano di una tale portata da richiedere, probabilmente, risposte che vadano oltre le mere misure tampone e coinvolgano anche le politiche agricole comunitarie.

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