Latte in caduta libera, il settore chiede interventi urgenti al governo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il comparto lattiero-caseario nazionale naviga in acque agitate, schiacciato da un crollo dei prezzi che, come sottolineato ieri al ministero dell’Agricoltura durante il primo tavolo di crisi, rischia di compromettere la stabilità di migliaia di aziende. L’incontro, voluto dal ministro Francesco Lollobrigida e al quale hanno preso parte le principali organizzazioni agricole, la cooperazione e i grandi industriali del settore tra cui Assolatte e Lactalis, ha avuto come obiettivo primario quello di analizzare le cause di un’emergenza che sta mettendo in ginocchio gli allevatori. Per Confagricoltura era presente Francesco Martinoni, presidente della Federazione nazionale di prodotto Latte, il quale ha lanciato un appello chiaro e diretto, chiedendo «urgenti misure di sostegno per fermare il crollo dei prezzi e per tutelare allevatori e filiera», una richiesta che risuona come un ultimatum di fronte a dinamiche di mercato sempre più insidiose.

I numeri di una vertiginosa discesa

A suffragio delle preoccupazioni espresse al tavolo ministeriale giungono dati che, se analizzati nel loro andamento temporale, delineano un quadro preoccupante. Secondo le rilevazioni Ismea, il prezzo del latte spot – ovvero quello grezzo venduto fuori contratto – è precipitato da 69 euro a ettolitro dello scorso ottobre ai 53 di agosto, per poi continuare una corsa al ribasso che lo ha portato a sfiorare, nelle ultime quotazioni, i 48 euro al quintale, equivalenti a 47,9 centesimi al litro. Si tratta di un calo di circa il 30% in un anno, il più marcato a livello europeo, che si registra paradossalmente in un periodo in cui la produzione nazionale, tra agosto e settembre, ha fatto registrare un incremento del 2%. Una contraddizione, questa, che spiega solo in parte le ragioni di una crisi così profonda.

Le cause strutturali di una crisi annunciata

Gli analisti, del resto, individuano all’origine del tracollo una concomitanza di fattori su scala globale, tra i quali spicca un evidente eccesso di produzione a livello comunitario e internazionale, a cui si accompagna una fase di stagnazione, se non di vero e proprio rallentamento, nei consumi. Questo squilibrio tra domanda e offerta, destinato a pesare sui listini per un periodo non breve, ha creato una forbice insostenibile per gli allevatori, i quali si trovano a dover sostenere costi di produzione – dall’energia ai mangimi – che non trovano più un adeguato riscontro nel valore riconosciuto per il loro prodotto. La situazione è particolarmente critica in aree storicamente dedite alla zootecnia da latte, come il Veronese, dove tra i produttori serpeggia un clima di tangibile apprensione.

Le prospettive e la ricerca di soluzioni

Il tavolo ministeriale, dunque, si è configurato come un primo e necessario momento di confronto per tracciare una road map di interventi capaci di arrestare l’emorragia. Se da un lato, infatti, la flessione del prezzo dello spot non si trasferisce in maniera immediata e proporzionale sugli scaffali dei supermercati – lasciando inalterato, almeno per il momento, il costo per i consumatori finali – dall’altro mina alle fondamenta la redditività delle stalle, con ripercussioni che potrebbero riverberarsi sull’intera struttura produttiva nazionale. La sfida, complessa, richiede un’azione coordinata che vada oltre la gestione dell’emergenza, puntando a riequilibrare la filiera e a garantire una remunerazione equa per gli allevatori, i quali custodiscono un patrimonio zootecnico e di know-how indispensabile per il made in Italy agroalimentare.

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