Crisi del latte, il prezzo alla stalla crolla e gli allevatori lanciano l'allarme

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un'onda di freddo, che non è quella meteorologica, percorre le stalle italiane, travolgendo gli equilibri di un settore già provato dalle fluttuazioni dei mercati. L'allarme, come denunciato da Confagricoltura Umbria, giunge dalla riduzione di un centesimo al litro applicata nel mese di dicembre da Grifo Latte, che porta il compenso per i produttori da 58 a 57 centesimi. Un'operazione che, se considerata marginale dai non addetti ai lavori, rappresenta invece una doccia fredda per gli allevatori, la cui già esigua marginalità viene ulteriormente erosa. Matteo Pennacchi, presidente della sezione zootecnia di Confagricoltura, sottolinea come a questo primo taglio ne seguirà un altro, ben più consistente, a gennaio: due ulteriori centesimi che, sommati alla precedente diminuzione, configurano una perdita complessiva di reddito stimata attorno al 5% in poco più di un mese.

Il tracollo verticale del prezzo spot

Il fenomeno, del resto, non si limita a dinamiche locali, ma disegna un quadro nazionale di forte criticità. Nel Veronese, ad esempio, il clima tra i produttori è di palpabile preoccupazione per il crollo dei prezzi del cosiddetto latte "spot", ovvero quello grezzo venduto sfuso. I dati Ismea, inconfutabili, fotografano una caduta verticale: da ottobre ad agosto la quotazione è precipitata da 69 a 53 euro per ettolitro, con una tendenza che punta dritta verso la soglia psicologica dei 50 euro. Un ribasso così marcato, il più significativo a livello europeo, affonda le sue radici in una concomitanza di fattori strutturali: da un lato, un eccesso di produzione che caratterizza il mercato continentale e globale; dall'altro, una fase di stanca nei consumi che non aiuta a riassorbire l'offerta.

La forbice che strozza le aziende agricole

Le rilevazioni più recenti, aggiornate a novembre, indicano poi che il prezzo medio pagato agli allevatori ha ormai toccato i 47,9 centesimi al litro, una cifra giudicata insostenibile dalla maggior parte delle aziende. Il paragone con i 68 centesimi toccati solo pochi mesi prima rende l'idea della vertiginosità del declino, avvenuto per di più in un contesto in cui la produzione nazionale, tra agosto e settembre, ha registrato un incremento del 2%. Questa forbice – tra un costo di produzione in aumento e un compenso in picchiata – sta mettendo in ginocchio numerose stalle, senza che, al momento, il mercato al dettaglio mostri variazioni di prezzo equivalenti per il consumatore finale.

La richiesta di interventi al tavolo ministeriale

Di fronte a uno scenario così complesso, le organizzazioni agricole e il mondo cooperativo hanno trovato una voce unanime in occasione del Tavolo sul latte convocato dal ministro del Masaf Francesco Lollobrigida. Nell'incontro, tenutosi in un momento di estrema tensione per il settore, è emersa con forza la necessità di interventi strutturali per correggere le distorsioni di un mercato profondamente squilibrato. La volatilità dei prezzi, l'opacità nelle formazione dei listini e le asimmetrie nei rapporti contrattuali tra produttori e industria trasformatrice sono i nodi cruciali che, secondo le rappresentanze, richiedono soluzioni normative e di governance capaci di restituire prospettiva e stabilità a una filiera strategica.

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