Zappacosta lancia l’Atalanta, al Verona basta un sinistro per ripartire

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel giorno in cui Marten de Roon scriveva il suo nome nella storia del club, raggiungendo quota 436 presenze e superando così Gianpaolo Bellini, l’Atalanta ha ritrovato la vittoria che mancava da un mese esatto. A decidere il confronto con l’Hellas Verona, valido per la trentesima giornata di Serie A, è stato un sinistro chirurgico di Davide Zappacosta: l’esterno, raccogliendo una respinta al limite dell’area, ha lasciato partire un tiro che, viaggiando in mezzo a una selva di gambe, ha finito per ingannare l’estremo difensore gialloblù Lorenzo Montipò, insaccandosi sul palo lontano. Un’azione, quella del vantaggio nerazzurro arrivato al 37’, che ha coronato un primo tempo dominato dai padroni di casa, già vicini al gol con Ederson e con Djimsiti prima del lampo decisivo.

La New Balance Arena ha fatto da cornice a una sfida sentita, non solo per le implicazioni in classifica ma anche per il clima di festa che ha avvolto il capitano olandese. Prima del fischio d’inizio, l’omaggio a de Roon – diventato il calciatore con più gettoni di presenza nella storia della società orobica – ha caricato l’ambiente, con i tifosi che hanno esposto striscioni e coreografie per celebrare quello che ormai è considerato un simbolo. Il tecnico Raffaele Palladino, al termine della gara, ha sottolineato l’importanza di sbloccare finalmente il risultato dopo settimane complicate: la squadra arrivava a questa sfida reduce da tre turni senza successi in campionato, conditi da due pareggi (con Inter e Udinese) e una sconfitta, oltre che dall’eliminazione in Champions League per mano del Bayern Monaco.

Il ritorno alla vittoria e le preoccupazioni del tecnico

Nonostante il risultato positivo, Palladino ha espresso più di una perplessità nel commentare la prestazione dei suoi. Pur riconoscendo la bontà del bottino pieno – fondamentale per tenere vive le speranze europee – l’allenatore ha ammesso di aver “temuto il Verona”, una squadra che, come aveva già dimostrato all’andata, può mettere in difficoltà chi prova a gestire il possesso. Nel post-partita, l’ex tecnico ha evidenziato come la sua squadra abbia concesso troppo spazio agli avversari nella fase centrale del secondo tempo, un aspetto che ha costretto il portiere Marco Carnesecchi a due interventi decisivi, in particolare sulla conclusione di Kieron Bowie e su quella di Gift Orban, che a pochi passi dalla porta ha sprecato l’occasione del pareggio.

La gestione delle energie, fisiche e mentali, è diventata subito un tema caldo nello spogliatoio. Con la pausa per le nazionali ormai imminente, Palladino ha incrociato le dita per i convocati, sperando che la sosta non porti con sé infortuni che potrebbero complicare un finale di stagione già fitto di impegni. Proprio in questo senso, il tecnico ha parlato di “otto finali” che attendono la Dea al rientro: un calendario che prevede scontri diretti pesanti per la corsa all’Europa, come quelli in programma contro Juventus, Roma e Bologna, oltre all’appuntamento con la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio, dove la posta in palio è un posto per l’ultimo atto della competizione.

Le rotazioni e il recupero degli infortunati

Per costruire questa vittoria, Palladino ha potuto contare anche sui primi segnali di ripresa di alcuni elementi chiave. L’inserimento dal primo minuto di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, entrati nella ripresa insieme a Mario Pasalic, ha fornito alla manovra offensiva quella freschezza che era mancata nelle uscite precedenti. Il belga, in particolare, è stato protagonista di una delle occasioni più nitide del secondo tempo, servendo a Nikola Krstovic un pallone illuminante che l’attaccante ha però stampato sulla traversa con un pallonetto, negandosi la gioia del raddoppio.

Dall’altra parte, per il Verona, l’amarezza per la sconfitta di misura si mescola alla consapevolezza di aver avuto le opportunità per uscire dal Gewiss Stadium con almeno un punto. La squadra di Paolo Sammarco, rimasta ancorata nelle zone basse della classifica, ha mostrato carattere nella ripresa, costruendo diverse azioni pericolose. La più clamorosa è capitata sui piedi di Orban, che dopo aver ricevuto al centro dell’area ha calciato alto a porta praticamente sguarnita, fallendo l’appuntamento con il pari. Un errore che pesa, in un momento della stagione in cui ogni singolo punto diventa determinante per la corsa alla salvezza.

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