Atalanta-Verona 1-0, il sinistro di Zappacosta rompe il digiuno: Palladino torna a sorridere nel giorno del record di De Roon
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Redazione Sport
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Dopo un mese esatto di astinenza, l’Atalanta è tornata a vincere in campionato. La squadra di Raffaele Palladino, reduci dal ko di Monaco che aveva sancito l’eliminazione dalla Champions League, ha superato di misura l’Hellas Verona alla New Balance Arena, imponendosi con il punteggio di 1-0 grazie a una prodezza di Davide Zappacosta. I tre punti, arrivati al termine di una gara dominata a tratti ma sofferta nel finale, portano i nerazzurri a quota 50 in classifica, consentendo alla Dea di mantenere vivo l’obiettivo europeo in un momento della stagione in cui le energie – fisiche e mentali – iniziano a scarseggiare.
Il match, fissato per le 15 di domenica 22 marzo, è stato infatti la ventunesima fatica in appena settantotto giorni per gli orobici, costretti a fare i conti anche con le assenze pesanti in attacco: Gianluca Scamacca, fermato da una lesione muscolo-fasciale all’adduttore destro, era out già alla vigilia (sebbene abbia comunque risposto alla chiamata del commissario tecnico Gattuso), lasciando a Krstovic il compito di guidare la manovra offensiva supportato da De Ketelaere e Zalewski. E se il ritmo è stato imposto subito dai padroni di casa – con Montipò chiamato alla respinta su un colpo di testa del montenegrino e una successiva incursione di Ederson neutralizzata da Akpa Apro – la sostanza è arrivata al minuto 37.
È stato Zappacosta, l’esterno, a raccogliere una respinta al limite dell’area dopo una serie di rimpalli, lasciando partire un sinistro che, infilandosi in mezzo a una selva di difensori gialloblù, ha ingannato il portiere avversario finendo in buca d’angolo. Un vantaggio meritato per un primo tempo dominato, con Djimsiti e lo stesso Ederson che avevano più volte sfiorato il raddoppio prima dell’intervallo. Nella ripresa, però, la musica è cambiata: con l’abbassamento dei ritmi da parte dell’Atalanta, stremata dalla mole di impegni, il Verona ha alzato il baricentro, trovando energie inaspettate.
Il rischio di un finale di gara equilibrato e le parate decisive di Carnesecchi
La seconda frazione di gioco ha restituito l’immagine di un’Atalanta diversa, più compassata e preoccupata di gestire il vantaggio che di archiviare la pratica. Una scelta, quella di abbassare il ritmo, che ha quasi rischiato di rivelarsi controproducente quando il Verona, alla disperata ricerca di punti salvezza visto che resta ultimo in compagnia del Pisa, ha iniziato a spingere con maggiore convinzione. La paura più grande per i padroni di casa è arrivata prima con un cross velenoso di Frese non agganciato per miracolo da Bowie, e poi con un’azione in contropiede dove Krstovic, servito da De Ketelaere, ha provato il pallonetto che si è stampato sulla parte alta della traversa.
L’attacco più veemente degli ospiti, però, si è concentrato nell’ultimo quarto d’ora. L’attaccante Orban è stato il principale artefice della rimonta mancata: dapprima ha fallito da distanza ravvicinata una girata in area che è finita clamorosamente a lato, poi ha trovato la pronta risposta di Carnesecchi, bravo a opporsi con i guantoni per salvare il risultato. L’estremo difensore nerazzurro, infatti, è stato il vero muro contro cui si è infranta la disperata offensiva gialloblù nei minuti di recupero, permettendo alla squadra di Palladino di blindare tre punti che valgoro oro per la corsa europea.
L’omaggio della New Balance Arena a Marten De Roon e il contesto sociale
Prima del fischio d’inizio, la cornice della New Balance Arena si era accesa per celebrare un traguardo storico per la maglia nerazzurra. Marten De Roon, capitano e bandiera, ha disputato la sua 436esima partita con l’Atalanta, diventando così il recordman assoluto di presenze nella storia del club, scavalcando il precedente primato che apparteneva a Giampaolo Bellini. I tifosi hanno tributato il centrocampista olandese con un lungo applauso e striscioni dedicati: la curva Sud lo ha omaggiato con un messaggio che recita “Prima uomini e poi campioni”, mentre la Nord lo ha salutato con un coro e uno striscione che lo definisce “Figlio acquisito della nostra città, bandiera e simbolo di atalantinità”.
Lo stadio, però, è stato anche luogo di una riflessione sociale che esula dal risultato sportivo. In curva Sud, gli ultras hanno esposto uno striscione in memoria di Valentina Sarto, la barista del ‘Baretto’ di fronte allo stadio tragicamente scomparsa in un femminicidio nei giorni precedenti. Un altro striscione con la scritta a caratteri cubitali “Basta femminicidi” ha sottolineato la vicinanza del mondo del calcio bergamasco alla vittima, portando l’attenzione su una piaga sociale che, anche in occasione di eventi sportivi, trova spazio per un richiamo alla coscienza collettiva.
La corsa europea e le parole di Palladino dopo il triplice fischio
Al termine della gara, mister Raffaele Palladino ha commentato la prestazione dei suoi, sottolineando come la vittoria fosse un obiettivo imprescindibile per ripartire dopo le recenti difficoltà. Il tecnico, che dovrà ora gestire una sosta inframezzata dagli impegni delle nazionali dei suoi giocatori, ha ammesso di aver temuto l’Hellas Verona, una squadra che, come spiegato ai microfoni, soffre particolarmente la Dea quando lascia il pallino del gioco agli avversari. “Temevo il Verona, perché come tutte le squadre che ci aspettano e ripartono lo soffriamo: all’andata avevamo perso”, ha dichiarato, evidenziando la necessità di recuperare energie in vista del rush finale.
Con questo successo, l’Atalanta interrompe una serie negativa che durava da tre turni di campionato (due pareggi e una sconfitta) e si prepara a vivere un finale di stagione infuocato. Palladino ha già lo sguardo rivolto alle prossime sfide, quelle al rientro dalla pausa per le nazionali, quando gli orobici affronteranno una serie di scontri diretti fondamentali per la qualificazione europea, tra cui Juventus, Roma e Bologna, oltre al ritorno della semifinale di Coppa Italia con la Lazio.




