Poli Bortone e il tourbillon di complimenti per il nuovo ministro Gianmarco Mazzi tra musica, turismo e cucina
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Redazione Interno
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Il passaggio di consegne al ministero del Turismo, avvenuto con il giuramento al Quirinale di venerdì 3 aprile, ha innescato una catena di reazioni che, almeno stando alle dichiarazioni pubbliche, sembrano convergere su un ritratto inedito del nuovo responsabile del dicastero. A prendere la parola per prima, quasi a voler aprire un ideale corteo di plausi, è stata Poli Bortone – figura nota nel panorama culturale – la quale non ha lesinato apprezzamenti per Gianmarco Mazzi, già sottosegretario alla Cultura. “I miei più sinceri auguri di buon lavoro”, ha dichiarato, sottolineando come Mazzi, in quella precedente veste, avesse già dimostrato “grande attenzione nel valorizzare le espressioni artistiche e musicali del nostro Paese”. La stessa Bortone ha aggiunto, con una certa enfasi sulla continuità, che il neo-ministro saprà prendersi cura dei territori e delle loro peculiarità, spingendo sull’intercultura e sul potenziamento delle Dmo (le destination management organization) senza però dimenticare l’area del Mediterraneo.
Dalla destra veronese alla nazionale cantanti, il profilo di un manager che non si è mai visto arrivare
Chi è, dunque, Gianmarco Mazzi? Se si scorrono le tappe della sua biografia, emerge un profilo sfuggente, quasi volutamente defilato. Veronese doc, per la precisione di Borgo Trento – il quartiere bene della città, zona Arsenale –, Mazzi ha sempre respirato aria di destra, quella scaligera dei tempi in cui Nicola Pasetto, il deputato morto tragicamente in un incidente stradale, ne rappresentava il punto di riferimento assoluto. Eppure, nonostante questa militanza di lungo corso, il suo nome è balzato agli onori della cronaca più per le sue incursioni nel mondo dello spettacolo che per le scaramucce parlamentari. È stato, ed è tuttora, un manager di punta della musica leggera italiana; a lui, per intenderci, si deve la creazione della nazionale cantanti. Grosso, raccontano, ma abile nel non farsi notare. Così, come si dice oggi, non lo hanno visto arrivare. Una caratteristica, questa, che forse spiega il tono sorpreso ma compiaciuto dei vari commenti giunti da fronti anche molto distanti tra loro.
Bottura lo ricorda a Modena: “Una forza della natura, ci guidò verso l’Unesco”
A sorpresa, a prendere la parola sul nuovo ministro del Turismo è stato addirittura Massimo Bottura, il celebre chef stellato modenese. Bottura, con la schiettezza che lo contraddistingue, ha raccontato un episodio privato che getta luce sul carattere di Mazzi: “Lo conobbi a Modena quando venne a mangiare i tortellini”. Poi l’elogio, senza mezzi termini: “Gianmarco è una forza della natura – ha detto Bottura – ed è riuscito a guidarci, assieme al ministro Lollobrigida, a diventare la Cucina italiana patrimonio dell’Unesco”. Lo chef, visibilmente convinto, ha concluso che Mazzi potrebbe essere “forse veramente la persona giusta per dare un impulso al turismo in un momento in cui davvero abbiamo bisogno di aiuto”. Un endorsement, quello di Bottura, che arriva da un ambito – la ristorazione e l’enogastronomia – considerato strategico per le sorti del comparto turistico nazionale.
Zaia parla di “motivo di soddisfazione per il Veneto” e ricorda il giuramento al Quirinale
Neppure Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha voluto mancare all’appello dei complimenti. In una nota ufficiale, Zaia ha definito la nomina di Mazzi “un motivo di soddisfazione per il Veneto”, aggiungendo che si tratta del riconoscimento “di un percorso professionale e istituzionale significativo, maturato in ambiti complessi e di grande visibilità”. Il riferimento, seppur velato, è proprio a quella capacità di muoversi tra musica, politica e territori che ha caratterizzato la carriera di Mazzi. Zaia ha infine ricordato che l’incarico è stato assunto “oggi con il giuramento al Quirinale”, a suggellare una transizione – quella con la precedente titolare Daniela Santanchè – avvenuta senza particolari scossoni. Il nuovo ministro, insomma, sembra aver già incassato la fiducia di un arco piuttosto ampio di interlocutori, dai vertici regionali alle stelle della cucina, passando per gli addetti ai lavori della cultura. Resta da vedere, naturalmente, come tradurrà in atti concreti questa generale atmosfera di attesa benevola.
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