Tajani convocato a Mediaset, l’ex amico Del Debbio: “Un errore, così indebolito il segretario”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che errore fare il punto con Tajani a Mediaset. Lo sostiene Paolo Del Debbio, che di quella casa editrice – pur essendone un volto di punta – non ha esitato a criticare la scelta di ospitare il vertice tra Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il lungo faccia a faccia, svoltosi nella sede di Cologno Monzese qualche giorno fa, è durato circa quattro ore e ha visto la partecipazione, oltre che dei diretti interessati, anche di Gianni Letta e dell’amministratore delegato di Fininvest, Danilo Pellegrino. L’oggetto del confronto era il futuro di Forza Italia, la sua riorganizzazione e i tempi per i congressi, ma ciò che ha fatto scattare la polemica non è tanto il merito della discussione quanto la sua messa in scena. Secondo Del Debbio, che ha ripercorso la sua lunga amicizia con la famiglia fondatrice in un editoriale su “La Verità”, la scelta del luogo – il quartier generale del Biscione – rappresenta un simbolo fin troppo pesante, quasi una “convocazione” che sminuisce il ruolo istituzionale del leader azzurro.

L’inopportunità di un vertice aziendale per la politica estera

Del Debbio, che scrive dichiaratamente “per amicizia e non per astio”, ha spiegato come sia profondamente diverso incontrare un leader per uno scambio di opinioni piuttosto che “convocarlo” nella sede di una azienda di comunicazione per discutere di strategie. Il giornalista, che è stato tra i primi a scrivere il programma politico di Forza Italia su incarico di Silvio Berlusconi, ha sottolineato come Tajani rivesta un doppio ruolo delicatissimo: segretario del partito ma anche ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio. In un momento di grandi tensioni internazionali, indebolire il capo della Farnesina proprio davanti agli alleati europei sarebbe, a suo giudizio, un errore di valutazione non da poco. “Ha sbagliato chi ha convocato Tajani – ha scritto Del Debbio – e ha sbagliato Tajani a farsi convocare”. Secondo questa lettura, la riunione avrebbe dovuto essere gestita con una riservatezza molto maggiore, per evitare che la percezione pubblica della riunione finisse per prevalere sulla sostanza degli accordi.

Pluralismo e autonomia: la contraddizione secondo il conduttore

L’analisi del giornalista tocca un nervo scoperto anche sul versante dell’informazione. Del Debbio ha ricordato come Mediaset abbia recentemente investito in un’offerta più pluralista, chiamando a condurre programmi volti del centrosinistra come Bianca Berlinguer e Tommaso Labate proprio per dimostrare l’apertura della tv. “È inutile – si legge nell’editoriale – chiamare a condurre trasmissioni colleghi legittimamente di orientamento politico di centrosinistra […] per rendere più pluralista l’offerta di approfondimento politico di Mediaset, e poi convocare a Mediaset il capo di un partito che si sostiene di fatto grazie alla generosità della famiglia”. In altre parole, l’immagine di una redazione indipendente rischierebbe di essere offuscata quando la proprietà utilizza gli uffici aziendali come teatro per decisioni interne a un partito, che pure è di famiglia ma che formalmente dovrebbe camminare con le proprie gambe.

La soluzione alternativa: congressi e fondazione

Per uscire da quella che definisce una “palude”, Del Debbio propone una strada diversa. Invece di riunioni riservate a Cologno, il partito dovrebbe affidarsi agli strumenti della democrazia interna: “Si facciano i congressi – ha scritto – Si lasci che cammini da sola”. L’invito è a utilizzare la Fondazione Berlusconi come luogo di elaborazione di pensiero, mettendo da parte il “teatrino” che rischia di delegittimare il segretario agli occhi dei partner internazionali e della stessa base militante. Il riferimento alla presenza di Pellegrino, manager di Fininvest, ha insospettito il conduttore, che si è chiesto quale competenza politica possa portare un esperto di bilanci a un tavolo dove si ridisegna l’assetto di un movimento. Del Debbio ha concluso rivendicando il diritto di dire la verità agli amici, anche a costo di apparire scomodo, proprio in nome di quella autonomia che ha sempre caratterizzato il suo lavoro dentro le televisioni del Cavaliere.

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