Vertice a Cologno, la lunga giornata di Tajani tra i diktat dei Berlusconi e il nodo dei congressi
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Redazione Interno
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Antonio Tajani è entrato nella sede Mediaset di Cologno Monzese a ora di pranzo, e ne è uscito quando ormai il pomeriggio era avanzato da più di quattro ore. Un faccia a faccia, quello con Marina e Pier Silvio Berlusconi, che aveva il sapore di un esame di maturità per il segretario di Forza Italia, un leader che i fatti raccontano essere sempre più “pro tempore”, sospeso com’è tra la necessità di governare e la realtà di dover rendere conto a una famiglia che del partito è azionista di maggioranza. Al tavolo, attorniati da Gianni Letta – il solito mediatore silente quanto efficace – e dall’amministratore delegato di Fininvest Danilo Pellegrino, la discussione ha toccato ogni nervo scoperto della creatura azzurra. Si è parlato del dopo Paolo Barelli, il cui nome alla guida dei deputati sembra ormai destinato a finire nel libro dei ricordi, così come si è discusso dello stallo infinito della commissione di vigilanza Rai e della linea politica da tenere in un esecutivo che trema agli strappi di una maggioranza sempre più litigiosa.
La successione complicata e il “caso” Enrico Costa
Il dossier più caldo uscito dal vertice, quello che tiene banco nei conciliaboli tra i parlamentari di Montecitorio, riguarda il nome del nuovo capogruppo. La soluzione verso cui si sta andando, e che porta la firma – o meglio la regia – di Gianni Letta, è quella di Enrico Costa. Un nome, quest’ultimo, che sa di sfida e di paradosso politico, visto che l’uomo fu eletto nel 2022 nelle liste del Terzo polo, trazione Calenda, per poi rientrare nell’ovile azzurro solo successivamente. Una scelta, questa, che ha innescato non poca frustrazione tra le fila dei deputati storici, i quali faticano a digerire l’idea di farsi guidare da chi, fino a ieri, sedeva dall’altra parte della barricata. E se per Barelli si profila all’orizzonte un possibile scambio con una poltrona da sottosegretario – magari al Mise o ai Rapporti con il Parlamento – la partita resta comunque appesa a un filo, con i nomi di Giorgio Mulè, Deborah Bergamini e Ugo Cappellacci che rappresentano le alternative mai sopite nel palazzo.
Il mistero dei numeri e la polveriera dei territori
Ma c’è un dato, più di altri, che rende l’atmosfera in Forza Italia surreale: il partito vanta ufficialmente 250 mila iscritti, un numero che lo pone quasi alla pari di Fratelli d’Italia sul piano della tessera ma non certo su quello elettorale, visto che alle urne Tajani raccoglie meno della metà dei voti di Giorgia Meloni. Una discrepanza che fa pensare a un esercito di tesserati “pigri”, più inclini a pagare la quota che a mobilitarsi per la crociata. E mentre il partito si gonfia di numeri, nei territori la situazione è una polveriera. La cosiddetta “fronda degli anti-Tajani” preme per commissariare almeno cinque Regioni, a partire dalla Sicilia e dalla Calabria, dove il malcontento rischia di esplodere da un momento all’altro. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha fatto da mediatore proprio con Marina Berlusconi, tentando di tenere insieme i cocci di una realtà regionale che chiede a gran voce una soluzione rapida.
L’opportunità politica secondo Del Debbio
E proprio sulla scelta di ospitare un simile vertice nella sede dell’azienda di famiglia, Paolo Del Debbio – volto storico della televisione del Biscione – ha alzato un muro di polemica. Secondo il giornalista, convocare Tajani a Cologno Monzese per discutere del destino del partito è stato un “errore di opportunità politica”, un gesto che indebolisce il segretario non solo agli occhi della coalizione, ma anche sul piano internazionale, visti i delicati equilibri geopodcast che Tajani stesso, nelle vesti di ministro degli Esteri, è chiamato a gestire. Meglio, scrive Del Debbio, lasciare l’azienda fuori dalla mischia politica e fare i congressi, senza l’ombra di un’interferenza che rischia di trasformare il partito in una semplice costola della holding di famiglia. I Berlusconi, dal canto loro, hanno tutto il diritto di incontrare chi vogliono, e nessuno lo mette in discussione; ma la scelta della location e della pubblicità data all’evento restano un atto che, per usare un eufemismo, ha lasciato più di un osservatore perplesso.




