Tim, l’ad Labriola: “Sull’offerta di Poste sarà il mercato a decidere”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è la prima né, verosimilmente, sarà l’ultima volta che il destino di un’azienda viene affidato al giudizio della piazza. In un’intervista rilasciata a Bloomberg Tv, l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha scelto di rispondere con apparente distacco all’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) lanciata da Poste Italiane, un’operazione da 10,8 miliardi di euro che mira a creare il più grande polo integrato delle infrastrutture connesse del Paese. La sua posizione, filtrata tra le righe di un discorso che rivendica continuità strategica, è chiara: spetterà al mercato esprimersi sull’equità del valore proposto, mentre il vertice dell’ex monopolista telefonico intende mantenere la calma e proseguire nel lavoro intrapreso negli ultimi cinque anni, un percorso che Labriola definisce “favorevole al mercato”. Un’affermazione, questa, che suona quasi come un promemoria per gli investitori, un invito a valutare l’operazione non come un evento eccezionale, ma come una tappa di un processo di trasformazione già in atto.

La strategia di un matrimonio annunciato e la risposta ai dipendenti

Dall’altra parte del tavolo, il numero uno di Poste Italiane, Matteo Del Fante, rivendica la paternità di un disegno industriale maturato nel tempo. Quella che per molti analisti è una mossa a sorpresa – nonostante il gruppo guidato da Del Fante si fosse già attestato come primo azionista di Tim con una quota superiore al 27% – viene raccontata come “la naturale evoluzione di un percorso iniziato anni fa”. Del Fante, in un’intervista al Tg Poste, ha utilizzato una metafora nuziale per descrivere il rapporto tra le due realtà, ricordando come il “fidanzamento” fosse cominciato cinque anni fa, con il primo investimento risalente a un anno fa, e come oggi si sia giunti alla convinzione che il passo successivo debba essere il “matrimonio”. Una narrazione, quella della continuità, che mira a rassicurare il mercato e a sottolineare la solidità di un’operazione che vedrebbe lo Stato italiano tornare ad essere azionista di maggioranza del gruppo combinato con una quota superiore al 50%, garantendo – a detta di Poste – stabilità nel lungo periodo.

Mentre le azioni di Tim viaggiavano in testa al Ftse Mib, pur restando al di sotto del prezzo offerto di 0,635 euro, Labriola ha voluto raggiungere direttamente i propri dipendenti con una lettera interna. Un gesto che mira a mantenere alto il morale in una fase di potenziale incertezza, sottolineando come ai lavoratori sia richiesto ciò che sanno fare meglio: “continuare a lavorare con serietà, spirito di squadra e attenzione ai risultati” [citation:original]. Nella sua comunicazione, Labriola ha posto l’accento sulla necessità di accompagnare i “cambiamenti importanti” restando concentrati, leggendo i fatti con lucidità e guardando al futuro con fiducia, senza però mai sbilanciarsi sulla valutazione dell’offerta o sulle scelte che verranno.

L’investimento sulle persone e il ruolo del management

L’attenzione al capitale umano diventa, in questo quadro, uno dei cardini retorici utilizzati da entrambi i fronti. Se Labriola invita i suoi a restare uniti di fronte alle sfide, è Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste Italiane, a specificare come la strategia del gruppo resti “una e unica: investire sulle nostre persone”. Intervenuto al Tg Poste, Lasco ha voluto rimarcare come i risultati raggiunti – che hanno permesso di arrivare a formulare questa offerta – siano il frutto della capacità e della motivazione dei colleghi, ringraziati “in ogni occasione” insieme a Del Fante [citation:original]. È un modo, questo, per presentare l’operazione come un’opportunità di crescita anche per i lavoratori di Tim, un’integrazione che Lasco definisce “naturale” e che si innesterebbe su un percorso già avviato di rinnovamento del personale.

Le dichiarazioni dei due amministratori delegati, per quanto distinte, convergono quindi su un punto essenziale: la necessità di guardare oltre la contingenza finanziaria. Per Labriola, l’ingresso di Poste – che definisce “partner importante, con o senza opas” – non distoglie l’attenzione dal piano industriale che ha in mente per rendere Tim più competitiva, un disegno che l’ad aveva già anticipato in precedenti comunicazioni ai dipendenti. Per Del Fante e Lasco, invece, l’offerta rappresenta l’occasione per proiettare il sistema Italia verso un futuro sempre più tecnologico, abilitando la trasformazione digitale non solo delle imprese ma anche delle abitudini dei cittadini.

Le voci incrociate in attesa del verdetto del mercato

Se l’aspetto industriale viene esaltato dalle leadership delle due società, quello finanziario resta ancora sospeso nel limbo delle valutazioni. L’offerta, che prevede un corrispettivo misto in contanti (0,167 euro per azione) e azioni di nuova emissione (0,0218 azioni Poste per ogni Titolo Tim), inra un premio del 9,01% rispetto alle rilevazioni del giorno precedente all’annuncio. Un premio che, agli occhi di alcuni osservatori e di associazioni come quella degli azionisti Tim (Asati), potrebbe non riflettere pienamente il valore strategico delle potenziali sinergie – stimate da Poste in circa 700 milioni annui – né il ruolo che la società telefonica andrà a ricoprire nel nuovo polo nazionale.

Labriola, tuttavia, ha scelto di non entrare nel merito di queste valutazioni, ribadendo un principio di delega al mercato. “Sono un esecutivo”, ha ricordato il manager, ribadendo che il suo lavoro resta focalizzato sulla strategia per far crescere la compagnia telefonica. Una posizione, la sua, che evita di alimentare polemiche o di anticipare giudizi, limitandosi a certificare la natura del processo in corso. Dal canto suo, Del Fante ha spiegato le ambizioni che stanno alla base dell’offerta, sottolineando come l’unione delle due aziende storiche possa creare un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, un pilastro strategico per l’economia nazionale.

Mentre il consiglio di amministrazione di Tim si prepara ad analizzare i dettagli dell’operazione e il mercato osserva l’andamento dei titoli, la sensazione è quella di una partita giocata su più livelli. Da un lato, la solidità del progetto industriale presentato da Poste, che punta a integrare la rete di distribuzione capillare con le infrastrutture digitali di Tim; dall’altro, la prudenza di chi, come Labriola, ricorda che il valore di un’azienda non si decreta solo nei comunicati ufficiali, ma anche, e soprattutto, nella risposta concreta degli azionisti. Sarà il mercato, dunque, a dirimere le questioni ancora aperte, decidendo se l’equilibrio tra le parti è stato effettivamente raggiunto.

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