Gaza, 611 giorni di olocausto: il sabato di sangue e la delegazione aretina tra i sopravvissuti
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Redazione Esteri
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Mentre le forze di occupazione israeliane (IOF) continuano il loro assedio sulla Striscia di Gaza per l’82° giorno consecutivo dalla fine unilaterale del cessate il fuoco, i numeri della strage si aggravano ora dopo ora. Sabato, secondo Gaza-InfoPal, è stato segnato da altri 91 morti sotto i bombardamenti che non risparmiano né case né tendopoli, mentre il ministero della Salute guidato da Hamas – i cui dati, seppur contestati da Tel Aviv, sono tra le poche fonti disponibili – parla di 106 vittime e 393 feriti nelle ultime 24 ore. Un bilancio che, dall’inizio del conflitto, raggiungerebbe quota 54.880 morti e 126.227 feriti, inclusi i civili uccisi mentre attendevano aiuti alimentari.
Tra le macerie e la disperazione, una delegazione internazionale – composta da parlamentari, attivisti e giornalisti – ha tentato di raggiungere Rafah, al confine con l’Egitto, per denunciare ciò che definiscono "un genocidio". Tra loro, gli aretini Alfio Nicotra di Un Ponte Per e Paolo Pezzati di Oxfam Italia, che hanno cercato di portare attenzione sulla crisi umanitaria: "Affamare un popolo è inaccettabile", hanno ribadito, mentre le organizzazioni internazionali accusano Israele di bloccare gli aiuti.
Intanto, per dare voce a chi vive sotto le bombe, Radio Città Aperta ha lanciato un podcast che raccoglie le testimonianze dirette dai territori assediati. Un progetto che punta a superare la narrazione mediatica filtrata, offrendo cronache in presa diretta. "Quello che vediamo è una pulizia etnica", racconta un testimone anonimo, mentre i raid colpiscono senza distinzione scuole, ospedali e centri per sfollati.




