Milano Cortina, un podio che parla di coraggio e di vita
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Redazione Sport
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L’amore e il dolore, quella spinta che ti dà un figlio o il ricordo di chi non c’è più, possono trasformarsi in forza pura, in energia che scende lungo un ghiacciaio a centinaia di chilometri all’ora. È la storia, tra le altre, che si è scritta nella prima giornata delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, quando l’Italia ha issato la sua bandiera per tre volte, conquistando un oro, un argento e un bronzo, e trovandosi così, seppur a pari merito con altre nazioni, in vetta al medagliere. Un avvio che ha superato anche le più rosee attese, gettando quelle basi, quelle premesse sulle quali si costruisce la speranza per i giorni a venire. Il tricolore, in quella serata, sventolava sulle spalle di una mamma, di un esordiente e di un veterano, ciascuno con il proprio bagaglio unico di esperienza e di sentimenti.
La discesa libera e il sogno di una doppia festa
Sulla pista Stelvio di Bormio, un luogo che di leggende dello sci ne ha viste nascere molte, si è consumata una di quelle pagine che rimangono nella storia dello sport italiano. Per la prima volta, infatti, due azzurri hanno condiviso il podio nella regina delle discipline alpine, la discesa libera, in un’edizione dei Giochi ospitata in casa. Giovanni Franzoni, con la sua sciata da outsider consapevole, ha agguantato la medaglia d’argento, mentre al suo fianco, a completare un quadro quasi irrealizzabile, Dominik Paris, il tenore della velocità, ha centrato il bronzo. Un risultato che ha scatenato, com’è facile immaginare, un tripudio a Casa Italia, tra cori e canti, in una festa impreziosita dalla presenza di una leggenda come Bernhard Russi, lì a testimoniare la grandezza del momento.
Le strade diverse che portano allo stesso traguardo
Dietro a quei sorrisi e a quelle lacrime, che qualcuno ha definito di futuro e di passato, si nascondono percorsi umani e sportivi molto differenti. C’è chi, come Francesca Lollobrigida, ha vinto l’oro pensando a qualcosa di più grande di una semplice gara, trasformando la fatica in un tributo d’affetto. C’è poi Franzoni, atleta riflessivo che “legge tanto”, come sottolineato dal suo direttore tecnico, e che ha impresso la sua firma in un’impresa per molti versi inattesa. E infine Paris, il fuoriclasse di lunga data, il veterano la cui costanza è stata finalmente premiata nel palcoscenico a lui più congeniale. Tre medaglie, tre storie che dalla difficoltà hanno saputo generare un metallo prezioso.
Il progetto che ha reso possibile la magia
Quella magia, per quanto appaia improvvisa al grande pubblico, non è frutto del caso. Affonda le radici in un lavoro meticoloso, in un progetto avviato anni addietro con l’obiettivo preciso di eccellere proprio in queste Olimpiadi. Max Carca, il direttore tecnico della velocità che mantiene un profilo basso, ha visto maturare quel piano strategico, partito nel 2019, fino al suo compimento. “Da un mese tutto sta andando a gonfie vele”, ha dichiarato, ricordando come i segnali fossero già chiari da tempo, con risultati di altissimo livello arrivati in modo costante nella fase di avvicinamento. Un percorso di crescita collettiva che, in quella giornata sulla neve di Bormio, ha trovato la sua perfetta e meritata celebrazione.




