: Piazza affari in balia del petrolio e delle mosse su Nexi, mentre Trump prova a forzare lo Stretto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’avvio di settimana per Piazza Affari è stato un affare di equilibri quasi impercettibili, se si guarda alle variazioni percentuali, ma denso di implicazioni nascoste sotto la crosta delle quotazioni. Alle 9:52 del 4 maggio, il FTSEMib, l’indice principale di Borsa Italiana, arretrava dello 0,05% fermandosi a 48.222 punti, un numero che arriva dopo un’escursione tra un minimo di 48.220 e un massimo di 48.418. Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda il FTSE Italia All Share, in calo dello 0,02%, mentre andavano in controtendenza i listini delle società a media capitalizzazione e quelli legati alle stelle emergenti: il FTSE Italia Mid Cap guadagnava infatti lo 0,35% e il FTSE Italia Star volava con un +0,7%.

Lo spread che allarga e la mossa di Cvc su Nexi

A rendere più vischioso il clima, oltre ai dati contrastanti provenienti dal Vecchio Continente – dove le prime negoziazioni vedevano un’Europa attesa in rialzo dello 0,31% per l’Eurostoxx50 a fronte di futures americani poco mossi –, concorrono due elementi di peso. Da un lato, la pressione esercitata dal prezzo del greggio, con il Brent che non accenna a scendere sotto quota 117 dollari al barile, un costo dell’energia che agisce come un moltiplicatore di tensioni su bilanci e aspettative. Dall’altro, e qui veniamo al fronte caldo delle operazioni straordinarie, si fa largo sempre più insistentemente l’ombra di Cvc Capital Partners. La società di private equity, come riportato dal Financial Times nella giornata del 28 aprile, starebbe valutando un’offerta monstre da 9 miliardi di euro per rilevare Nexi, il colosso italiano dei pagamenti digitali che, non a caso, risultava tra i volumi maggiori in una seduta contraddistinta per l’appunto da una significativa volatilità sui singoli titoli.

Il progetto “Freedom” di Trump e lo stallo di Hormuz

E poi c’è la geopolitica, che come spesso accade in queste fasi storiche fa capolino nei market mover. Donald Trump, rieletto ormai da oltre un anno alla Casa Bianca e quindi figura ormai strutturale del panorama attuale, ha scelto proprio il 4 maggio per dare il via al cosiddetto “Project Freedom”. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: liberare il traffico delle navi ferme allo Stretto di Hormuz, quel collo di bottiglia strategico dove da settimane si incrociano i blocchi iraniani e le ritorsioni a stelle e strisce. Ma l’annuncio, lanciato come sempre sul suo social Truth, non è solo una manovra militare o umanitaria; è un segnale che agita immediatamente le acque – mai termine fu più calzante – del commercio globale. «Guideremo le navi in sicurezza fuori da queste vie navigabili soggette a restrizioni», ha scritto il presidente americano, una frase che, tradotta in termini di poltrone e contratti, significa un potenziale riassetto dei flussi logistici con conseguenze immediate sulle supply chain e, di riflesso, sulle quotazioni dei titoli legati ai trasporti e alle materie prime.

Stm vola, Eni cerca un compratore per Brindisi

In questo frangente così composito, emergono tuttavia alcuni chiari vincitori sul listino milanese. Stmicroelectronics, il colosso dei semiconduttori, ha chiuso la seduta in netta controtendenza con un balzo del 6%, cavalcando le notizie positive che arrivavano dal comparto dopo la pubblicazione della trimestrale dell’olandese Nxp. Un entusiasmo che sembra immunedei venti di guerra, trainato piuttosto dalla domanda strutturale di chip. Sul fronte opposto, ma per ragioni squisitamente industriali, Eni ha fatto sapere di aver incaricato un advisor – secondo fonti vicine al dossier si tratterebbe di JP Morgan – per individuare un soggetto industriale interessato a rilevare l’impianto di cracking di Brindisi. Una cessione che, se confermata, riscriverebbe gli equilibri della chimica verde nel Sud Italia. La comunicazione ufficiale, per la precisione, è arrivata al ministro delle Imprese Adolfo Urso, a dimostrazione di come anche le cessioni industriali, in questo clima, debbano passare attraverso il vaglio politico.

Il rosso delle Borse europee e l’effetto Londra

Se Milano, nella giornata del 29 aprile, aveva mostrato il fianco a una flessione dello 0,5%, allineandosi così alle perdite di Parigi e Francoforte (entrambe -0,4%) e di Madrid, a farla da padrona tra i ribassi è stata la piazza londinese. L’Ftse 100 ha chiuso in affanno con un -1,2%, un tonfo che riflette la maggiore esposizione del Regno Unito alle fluttuazioni delle commodity e a un certo scetticismo verso le politiche monetarie locali. Un mosaico di segnali, insomma, dove il riflesso condizionato dei trader è ancora una volta quello di guardare al prezzo del Brent, appollaiato sopra i 117 dollari, e di chiedersi se l’operazione americana a Hormuz sarà davvero una liberazione o l’inizio di un’altra fase di stallo.

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