Piantedosi sulle fascette ai migranti: "Procedura che rivendico, è questione di sicurezza"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non fa marcia indietro: le fascette ai polsi utilizzate durante il trasferimento di alcuni migranti in Albania sono una "pratica normalissima", adottata per motivi di sicurezza e pienamente condivisa. "Non è un prendere le distanze, è una procedura che rivendico", ha dichiarato il ministro, rispondendo alle polemiche scatenate dalle immagini – sfocate ma inequivocabili – di persone ammanettate mentre venivano fatte scendere dalla nave Libra per essere trasferite su un mezzo della Guardia di Finanza.

Quella che per molti è un’immagine simbolo di un approccio eccessivamente duro, per il governo rientra invece nelle misure operative necessarie. "Gli operatori agiscono in autonomia, valutando caso per caso", ha spiegato Piantedosi, respingendo le accuse di crudeltà sollevate soprattutto dalle opposizioni. La sinistra ha parlato di "diseconomia ideologica", ma il ministro ribatte che l’unica priorità è la sicurezza, specie quando si ha a che fare con soggetti potenzialmente pericolosi.

Intanto, a Napoli si è chiuso il vertice dei Med5, il gruppo formato da Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro, che ha ribadito l’impegno comune contro il traffico di esseri umani. Piantedosi ha insistito sulla necessità di potenziare Frontex, accelerare i rimpatri e intensificare le campagne di dissuasione nei Paesi di origine. "La lotta agli scafisti non ammette esitazioni", ha aggiunto, sottolineando come l’immigrazione illegale resti una sfida complessa, da affrontare senza concessioni al sentimentalismo.

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