Intesa Sanpaolo, il ruggito del primo trimestre divide gli analisti: Equita alza il target a 7,4 euro, Morgan Stanley frena

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La pubblicazione dei conti del primo trimestre 2026, avvenuta l’8 maggio, ha innescato una raffica di revisioni sui titoli di Intesa Sanpaolo, fotografando un istituto che viaggia su due velocità percepite dal mercato. Da un lato, c’è chi vede nei numeri record un’accelerazione destinata a protrarsi; dall’altro, chi, pur riconoscendo la solidità, intravede un asfalto troppo pianeggiante per giustificare un entusiasmo smisurato. I risultati, che hanno superato le attese del consenso di circa il 9%, sono stati trainati da una combinazione virtuosa: un trading decisamente vivace, una riduzione dei costi operativi e un costo del rischio – le cosiddette LLPs – più basso del previsto. A queste variabili, si è aggiunta una crescita robusta dei volumi e afflussi significativi nel segmento del risparmio gestito, elementi che hanno spinto gli analisti a rivedere al rialzo le stime sull’utile per il triennio 2026-2028, con un incremento medio del 2%.

Equita spinge l’acceleratore, Morgan Stanley cambia marcia

La fotografia che emerge dalle sale operative è quella di un titolo che, nonostante una certa volatilità immediata successiva ai conti, continua ad attrarre valutazioni tecniche contrastanti. Equita Sim, da un lato, ha preso una posizione chiara: alzando il target price del 2% fino a 7,4 euro e confermando il giudizio “Buy”, gli analisti della sim sottolineano come l’evoluzione favorevole dei tassi di interesse possa regalare dinamiche ancora positive al margine di interesse (NII). Hanno rivisto le stime di utile per riflettere proprio questa migliore dinamica, segnalando che le attuali quotazioni di Piazza Affari – attestatesi intorno a 5,8 euro – non inrano ancora pienamente la qualità elevata del profilo dell’istituto, che sconta un multiplo inferiore alla media del settore.

Sull’altro fronte, a gettare acqua sul fuoco ci ha pensato Morgan Stanley. In un movimento a dir poco opposto, la banca d’affari americana ha ridotto il giudizio da “overweight” a “equal-weight”, accompagnando la decisione con un taglio del prezzo obiettivo da 6,8 a 6,6 euro. La motivazione, per gli standard della finanza, è una sottile linea di demarcazione: il primo trimestre è stato “in linea” per quanto riguarda i ricavi, ma decisamente migliore sui costi. Tuttavia, a fronte di queste performance, gli esperti di Morgan Stanley ritengono che il titolo possa scontare una crescita limitata nel breve, penalizzato dall’assenza di catalizzatori immediati capaci di innescare un ulteriore rally. Hanno aumentato le stime sugli utili per azione (Eps) dell’1% per il biennio, ma l’orizzonte rimane cauto.

La prudenza del management e la dinamica dei tassi

Nonostante la partenza sprint, il timone della banca resta saldo in mano al management, che ha scelto una linea di prudenza operativa. L’8 maggio, contestualmente ai conti, non è arrivata alcuna revisione al rialzo della guidance sull’utile netto per l’intero 2026, che rimane ancorata a un target di circa 10 miliardi di euro. Una scelta, questa, dettata da motivi di prudenza, sebbene durante la conference call con gli analisti i vertici abbiano sottolineato – senza però formalizzare impegni – la possibilità di rivedere queste stime nel corso dell’anno. A legittimare questo ottimismo cauto è l’andamento operativo corrente, in particolare quella dinamica del margine di interesse che appare particolarmente vivace e che, di fatto, sta spingendo Equita e altri a rivedere i modelli previsionali.

Lo scontro tra le due anime del titolo, quindi, non è solo una questione di numeri, ma di tempo. Da un lato, Equita guarda all’evoluzione dei tassi come fattore di spinta; dall’altro, Morgan Stanley sembra scommettere che questa spinta sia già stata assorbita o che impieghi troppo tempo a tradursi in utili straordinari. Ciò che è certo è che il costo del rischio rimane basso e che l’efficienza operativa sta premiando la banca, creando un cuscinetto che piace agli investitori.

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