Addio a Beppe Savoldi, il calcio perde “mister due miliardi” e lo stadio di Bergamo si prepara al minuto di raccoglimento

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   È venuto a mancare oggi, all’età di 79 anni, Giuseppe Savoldi. Con lui, se ne va un pezzo di storia del calcio italiano, un centravanti che ha segnato un’epoca – quella degli anni Settanta – non solo per la quantità di reti realizzate, ma anche per il clamore mediatico e finanziario che seppe generare. Bergamasco di Gorlago, cresciuto nell’Atalanta dove esordì giovanissimo, Savoldi si fece apprezzare per le sue doti di finalizzatore puro: abile nel gioco aereo e dotato di una potenza fisica fuori dal comune, costruì la sua leggenda principalmente con le maglie di Bologna e Napoli. In Serie A, il suo score parla chiaro: 168 gol in 405 presenze, un bottino che lo colloca stabilmente tra i migliori marcatori della storia della massima serie. Proprio in queste ore, la notizia della sua scomparsa – dovuta a una lunga malattia che lo aveva accompagnato negli ultimi tempi – ha suscitato il cordoglio unanime del mondo sportivo, con la Federcalcio che ha deciso di omaggiarlo con un gesto solenne.

Il trasferimento che cambiò le regole del mercato

Se sul campo Savoldi era un attaccante temuto, fu fuori dal rettangolo verde che si guadagnò il soprannome che lo avrebbe accompagnato per sempre: “mister due miliardi”. L’estate del 1975 rappresentò uno spartiacque per il calcio italiano, quando il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, decise di investire una cifra mai vista prima per assicurarsi le prestazioni del bomber del Bologna. L’operazione, conclusa nell’ultimo giorno di mercato, fece scalpore: per strapparlo ai rossoblù, il club azzurro versò 1 miliardo e 400 milioni di lire in contanti, aggiungendo al pacco anche il cartellino di Sergio Clerici e la metà di quello di Rosario Rampanti, valutati complessivamente per altri 600 milioni. Fu un’operazione così dirompente da far parlare di sé persino al di fuori dell’ambito sportivo, tanto che il soprannome – coniato suo malgrado – divenne un’etichetta indissolubile. Quel trasferimento, il più costoso del calcio professionistico fino a quel momento, non rappresentò solo un record economico, ma anche il simbolo di un’epoca in cui il calcio cominciava a trasformarsi in un business globale, pur conservando ancora quella patina artigianale che lo rendeva vicino alla gente.

I trofei e il record di gol nel Bologna e nel Napoli

La carriera di Savoldi, però, non si misura solo in miliardi di lire, ma in numeri e in trofei. Con il Bologna, club con cui ha vissuto la parte più lunga e forse più intensa della sua parabola, ha vinto due Coppe Italia (1969/70 e 1973/74) e una Coppa di Lega Italo-Inglese, arrivando a ricoprire un posto di rilievo nella storia dei marcatori del club, dove è quarto alle spalle di leggende come Schiavio e Reguzzoni. L’avventura al Napoli, dove giocò dal 1975 al 1979, gli regalò un’altra Coppa Italia, vinta nel 1976 con una doppietta nella finale contro il Verona. Sul piano personale, oltre al Titolo di capocannoniere della Serie A nell’annata 1972/73, con 17 reti condivise con Pulici e Rivera, Savoldi si laureò per ben tre volte miglior realizzatore della Coppa Italia, a testimonianza di una continuità realizzativa rara. Ha vestito anche la maglia della Nazionale, collezionando 4 presenze e un gol, siglato dal dischetto contro la Grecia nel dicembre del 1975.

L’omaggio della Figc e il momento di silenzio a Bergamo

Proprio in coincidenza con il giorno della sua scomparsa, il calendario calcistico ha riservato un appuntamento carico di significato. Questa sera, allo stadio di Bergamo – città che rappresenta la sua terra d’origine e il suo primo amore calcistico – l’Italia affronterà l’Irlanda del Nord in una semifinale dei play-off mondiali. La FIGC, con il presidente Gabriele Gravina, ha voluto ufficialmente unirsi al dolore della famiglia Savoldi e ha disposto che prima del fischio d’inizio venga osservato un minuto di raccoglimento in sua memoria. Un gesto che lega indissolubilmente il ricordo di un campione a un evento sportivo di grande importanza, restituendo l’immagine di un calcio che, nonostante le cifre folli e le trasformazioni epocali, non dimentica le proprie radici. L’annuncio della sua scomparsa era stato affidato al figlio Gianluca, oggi allenatore, che con un messaggio sui social ha salutato il padre definendolo custode di “valori e amore” che hanno costituito la cifra del suo percorso terreno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.