Il Casentino dà l'ultimo saluto al piccolo Leo, un addio nel silenzio e nel raccoglimento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una fitta pioggerellina gelida, cadendo sul cielo plumbeo del Casentino, ha accompagnato ieri pomeriggio l’ultimo, straziante viaggio di Leo Ricci, il bimbo di due anni e mezzo la cui vita si è spenta, in circostanze tragiche, lo scorso 12 novembre nel giardino dell’asilo nido di Soci. Centinaia di persone, rispondendo all’appello della famiglia che aveva chiesto una “presenza silenziosa e raccolta”, hanno sospeso le proprie attività quotidiane e si sono radunate davanti all’antica Pieve di Romena a Pratovecchio Stia, lo stesso luogo in cui il piccolo aveva ricevuto il battesimo, in un commosso e partecipato addio collettivo. Un intero territorio, che ha scelto di non lasciare soli i genitori Caterina e Alessandro e il fratellino più piccolo, si è stretto attorno a loro in un abbraccio muto, carico di un dolore per il quale non esistono, né possono esistere, facili consolazioni.

Un lutto che unisce un'intera vallata

La cerimonia, che ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone, si è svolta all’insegna di un raccoglimento profondo, interrotto soltanto dal suono di alcune canzoni e dalle parole del sacerdote, don Verdi, il quale, rivolgendosi idealmente a Leo, ha parlato di un bambino che ora “guarda l’infinito”. L’atmosfera, nonostante la folla, è stata pervasa da un silenzio rispettoso e carico di commozione, lontano più di dieci chilometri da Soci, il paese teatro della tragedia in cui il bimbo, mentre giocava spensierato, è rimasto soffocato dal cappuccio del suo giubbotto, tragicamente impigliatosi in un ramo.

L'ultimo gesto d'amore per Leo

Il momento più intenso e straziante della cerimonia si è consumato quando i familiari, stretti l’uno all’altro e avanzando a fatica sotto il peso di un lutto così immenso, si sono avvicinati alla piccola bara bianca. A ciascuno di loro, nel gesto di un’ultima, tenera carezza, è stata consegnata una rosa bianca; il fratellino, in particolare, stringeva tra le mani un pupazzetto, il compagno di avventure preferito da Leo, un oggetto che, simbolicamente, lo accompagnerà anche nel ricordo dei giorni a venire. La famiglia, in un’estrema dimostrazione di altruismo, aveva precedentemente chiesto di non portare fiori, ma di devolvere eventuali offerte a una raccolta fondi destinata a un progetto solidale, trasformando così il proprio dolore personale in un atto di generosità per gli altri.

Le indagini e il percorso giudiziario

Mentre la valle si stringeva nel cordoglio, proseguono intanto le indagini della magistratura sulla dinamica dell’incidente, che hanno portato, nel corso degli ultimi otto giorni, all’espletamento dell’autopsia e all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro educatrici, un’assistente e la coordinatrice della struttura. Un procedimento, questo, che si affianca al percorso del lutto privato, e che mira a fare piena luce sulle responsabilità, sebbene nessuna verità processuale potrà mai restituire il sorriso di un bambino che amava giocare.

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