Trump, il post e il boom in Borsa: il sospetto di insider trading che divide Washington

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Wall Street oscillava sotto il peso delle ultime misure protezionistiche, mercoledì scorso, alle 9.37 in punto, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un messaggio destinato a far discutere: «This is a great time to buy!!! DJT». Un invito all’acquisto, tutto in maiuscolo, che ha preceduto di poche ore l’annuncio di una sospensione temporanea dei dazi – novanta giorni di tregua, fatta eccezione per la Cina, colpita da un balzo delle tariffe fino al 145%. Quattro ore dopo quel post, mentre il mercato reagiva con un’impennata, alcuni hanno cominciato a chiedersi se non ci fosse lo zampino di un’operazione studiata a tavolino.

L’uso delle iniziali «DJT», che coincidono sia con le sue sigle personali sia con il ticker della sua società quotata, ha alimentato il sospetto che il presidente potesse trarre vantaggio da informazioni riservate. Un’ipotesi che, se confermata, configurerebbe un caso da manuale di insider trading. Non a caso, diversi esponenti del Partito Democratico hanno sollecitato un’inchiesta, evocando il rischio che Trump – o chi gli è vicino – abbia sfruttato conoscenze privilegiate per muoversi sul mercato prima degli altri.

La sequenza degli eventi lascia spazio a interpretazioni. Prima il messaggio ambiguo, poi l’intervento del segretario al Tesoro Scott Bessent, ex gestore di hedge fund, e del segretario al Commercio Howard Lutnick, già alla guida di Cantor Fitzgerald, una delle società abilitate a trattare titoli di Stato con la Fed. Infine, il rimbalzo in Borsa, con guadagni milionari per chi aveva puntato sul momento giusto.

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