Oro, la corsa riprende tra incertezze e attese sui tassi: ecco i livelli da monitorare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'oro ha ripreso a correre, attirando nuovamente l'attenzione dei piccoli risparmiatori che, dopo la correzione dei mesi scorsi, tornano a guardare con interesse al metallo prezioso. Nelle ultime sedute, le quotazioni hanno superato la soglia dei 4.600 dollari l'oncia, un livello che a molti investitori, abituati ai record toccati a gennaio quando il prezzo era salito fino a 5.598 dollari, appare come un'opportunità di acquisto dopo un periodo di assestamento.

Chi aveva investito i propri risparmi nella corsa dell'oro nel 2025 e nei primi mesi del 2026 si trova oggi a fare i conti con una correzione che, seppur significativa, non sembra aver scalfito la fiducia di fondo nel ruolo del bene rifugio per eccellenza.

Il mercato diviso tra spot e future

La giornata di scambi sul mercato dell'oro si presenta contrastata: il prezzo spot, cioè il valore per la consegna immediata, è in calo dello 0,40% attestandosi a 4.638,66 dollari l'oncia; il contratto future con scadenza a dicembre, scambiato sul Comex, segna invece un lieve rialzo dello 0,14% a 4.701,10 dollari.

Questo differenziale tra le due quotazioni non è un dettaglio tecnico, ma un segnale che gli operatori interpretano come un indicatore delle aspettative future: il premio richiesto per l'oro con consegna a termine riflette un sentiment di cautela, ma anche la convinzione che nel medio periodo il metallo giallo possa mantenere un valore più elevato, magari in un contesto di tassi che potrebbe restare elevato.

L'ombra dei tassi e il taglio delle stime di Goldman Sachs

A pesare sulle previsioni più rosee per il secondo semestre è però il quadro della politica monetaria, che ha spinto un gigante come Goldman Sachs a rivedere al ribasso le proprie aspettative. La banca d'affari americana ha tagliato le stime sul prezzo dell'oro, posticipando al 2027 gli ultimi due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, che ora non sono più attesi per il 2026.

Questa revisione è stata innescata anche dall'orientamento del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, che ha abbandonato la forward guidance, mantenendo alta la volatilità e suggerendo che i tassi potrebbero persino salire per contrastare l'inflazione, uno scenario che penalizza l'oro, un asset che non genera rendimento.

Il ruolo chiave dell'inflazione e della domanda delle banche centrali

In questo quadro di incertezza, diventa cruciale la lettura dell'indice PCE, l'indicatore d'inflazione preferito dalla Federal Reserve, atteso per il 25 giugno, che potrebbe fornire indicazioni più chiare sulle prossime mosse della banca centrale. Un dato superiore alle previsioni rafforzerebbe le scommesse su un rialzo dei tassi, mettendo ulteriore pressione sul prezzo dell'oro; al contrario, un rallentamento dell'inflazione potrebbe invece sostenere il metallo prezioso.

A controbilanciare le incertezze legate ai tassi e alle mosse di Warsh, restano però due fattori strutturali: la domanda delle banche centrali, che nel primo trimestre ha raggiunto le 244 tonnellate, e la persistente instabilità geopolitica, che continua a rendere l'oro una copertura privilegiata contro i rischi sistemici.

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