Prezzo dell'oro sotto pressione: i livelli decisivi dopo il calo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il prezzo dell'oro torna a scendere dopo il recente tentativo di recupero, mentre l'analisi tecnica segnala una dinamica ancora debole e una crescente attenzione ai principali livelli di supporto. Nella mattinata del 20 ottobre 2026, secondo i dati diffusi dall'ANSA, il metallo prezioso sul mercato spot è scivolato a 4.132 dollari l'oncia, registrando una flessione dello 0,20%. Anche i contratti futures sul Comex hanno mostrato un andamento negativo, confermando le difficoltà delle quotazioni nel mantenere lo slancio rialzista delle sedute precedenti.
Le quotazioni sul Comex e il cedimento dei supporti tecnici
Il contratto future con scadenza dicembre ha registrato una perdita dello 0,51%, attestandosi sullo stesso valore indicato per il mercato fisico. La pressione dei venditori si inserisce in una fase caratterizzata dal cedimento dell'area compresa tra 4.200 e 4.170 dollari, considerata un riferimento importante per valutare la forza del metallo giallo. Il superamento al ribasso di questa fascia ha indebolito la configurazione tecnica, senza tuttavia provocare un'accelerazione tale da avvicinare immediatamente le quotazioni alla soglia psicologica inferiore. Il mercato ha infatti conservato una certa capacità di assorbire le vendite, pur in assenza di segnali sufficienti a indicare una ripresa consolidata.
Il movimento negativo è arrivato dopo una seduta di segno opposto. Il 19 ottobre, sempre nelle rilevazioni mattutine dell'agenzia di stampa, l'oro spot aveva raggiunto 4.183 dollari l'oncia, con un incremento dello 0,42%, mentre i futures erano saliti a 4.202 dollari, guadagnando lo 0,5%. Il confronto tra le due giornate evidenzia la rapidità con cui il mercato ha cambiato direzione. Il rialzo precedente aveva consentito ai derivati di riportarsi temporaneamente sopra una barriera tecnica significativa, ma le successive vendite hanno interrotto il recupero. Le variazioni riguardano rilevazioni effettuate in momenti diversi e non costituiscono quotazioni in tempo reale.
Perché i rendimenti dei Treasury e le decisioni della Fed pesano sull'oro
Tra i fattori che condizionano il mercato figurano i rendimenti elevati dei titoli di Stato americani e le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. L'oro non offre interessi periodici e risente quindi della concorrenza degli strumenti obbligazionari quando questi garantiscono remunerazioni più elevate. Anche la forza del dollaro rappresenta un elemento importante, perché può rendere più costoso acquistare il metallo per gli investitori che utilizzano altre valute. Reuters ha evidenziato il 19 ottobre come il rafforzamento della moneta statunitense e l'aumento dei rendimenti obbligazionari abbiano contribuito a frenare gli acquisti, in un contesto ancora influenzato dalle preoccupazioni per l'inflazione.
Le aspettative sui tassi di interesse sono state alimentate anche dai dati americani sui prezzi. Il rapporto sull'inflazione al consumo di settembre ha mostrato un incremento annuo del 3,7%, superiore alle attese, rafforzando le ipotesi di una politica monetaria restrittiva. La reazione dei metalli preziosi è stata evidente nella seduta successiva alla pubblicazione: i futures sull'oro con consegna a ottobre hanno perso l'1,64%, scendendo a 4.084,80 dollari. Nello stesso contesto anche l'argento ha registrato vendite consistenti. I timori legati alla persistenza delle pressioni inflazionistiche hanno così aumentato l'attenzione degli operatori sulle indicazioni della banca centrale americana.
Analisi tecnica: le aree di prezzo che gli operatori osservano
Un riferimento centrale nelle valutazioni degli analisti è la fascia compresa tra 3.900 e 4.000 dollari, individuata come possibile zona di sostegno in caso di ulteriori ribassi. Un'analisi pubblicata da FXEmpire il 20 ottobre colloca invece il mercato in una fase sostanzialmente neutrale, con una resistenza superiore a quota 4.260. Questa impostazione distingue la debolezza di breve periodo da un deterioramento più ampio della struttura dei prezzi. I livelli tecnici non costituiscono garanzie di tenuta, ma identificano le zone nelle quali gli operatori valutano il comportamento degli acquisti e delle vendite.
Il quadro recente comprende anche il recupero registrato il 9 ottobre, quando il metallo aveva toccato un massimo settimanale di 4.194,36 dollari per oncia, sostenuto da acquisti dopo la precedente discesa ai minimi di due mesi. Il movimento era maturato nonostante le aspettative di nuovi interventi restrittivi sui tassi americani. Tra gli elementi osservati dagli analisti figurava inoltre la domanda proveniente dai mercati asiatici: gli acquisti in India risultavano contenuti dopo il rialzo delle quotazioni, mentre in Cina le festività avevano contribuito a limitare l'attività commerciale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
