Il ciclone di San Valentino flagella l'Italia: allerta arancione, esondazioni e il crollo dell'arco degli innamorati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ondata di maltempo che ha preso il nome suggestivo di ciclone di San Valentino non ha concesso tregua alla Penisola, imponendo un bilancio pesante in termini di danni e paure. Se da un lato la Protezione Civile ha dovuto diramare per l’intera giornata di oggi, domenica 15 febbraio, un’allerta gialla su ben undici regioni, è stato il colore arancione a sventolare nella giornata clou della perturbazione su territori già messi a dura prova come Campania, Emilia Romagna, Lazio e Sardegna -1-5-8. La furia dell’acqua e del vento, infatti, ha colpito con particolare violenza, lasciando dietro di sé una scia di disagi e ferite profonde al paesaggio, sia esso urbano, agricolo o naturale. Il quadro che emerge è quello di un Paese costretto a fare i conti con la forza bruta di una natura che, in poche ore, riscrive il volto di interi territori.

Le conseguenze più drammatiche sul piano umano e ambientale si registrano nel cosentino, dove la piena del fiume Crati è esondata in diversi punti, seminando panico e devastazione. Nella piana di Sibari e nelle zone limitrofe, in particolare nelle frazioni di Cassano allo Ionio e nel territorio di Corigliano Rossano, l’acqua ha invaso strade e campagne, costeggiando le abitazioni e costringendo le autorità a procedere con lo sgombero di interi nuclei familiari -2-6. Un’emergenza abitativa che ha visto coinvolte centinaia di persone, costrette ad abbandonare le proprie case mentre il Crati, ingrossato oltre misura, rompeva gli argini. L’agricoltura, pilastro economico della Sibaritide, ha subito un colpo durissimo: secondo le prime stime di Coldiretti Calabria, sarebbero oltre tremila gli ettari di terreno finiti sott'acqua, con aziende agricole messe in ginocchio e un patrimonio produttivo – fatto di colture, infrastrutture e allevamenti – gravemente compromesso se non del tutto distrutto -9. In questo contesto di rabbia e rassegnazione, si alza la voce di chi governa i territori colpiti; il primo cittadino dell’area, nel commentare l’ennesima emergenza legata al dissesto idrogeologico, ha lasciato trasparire un sentimento di profonda stanchezza, sintomo di una lotta impari contro un problema strutturale che si ripete ciclicamente -2.

Mentre la Calabria contava i danni e gli sfollati, un’altra ferita, forse più simbolica ma non meno dolorosa, veniva inferta al patrimonio naturalistico italiano. Nella notte di San Valentino, la furia del mare e del vento ha avuto la meglio sull’arco dei faraglioni di Sant'Andrea, a Melendugno, nel cuore del Salento. Conosciuto da tutti come l'“arco degli innamorati”, lo scenografico monumento naturale scolpito nella roccia calcarea dall’erosione millaria non ha retto all’assalto delle forti mareggiate e alle incessanti piogge di questi giorni, sbriciolandosi e precipitando in acqua -3-4-10. Un crollo che assume i contorni di una perdita inestimabile per l’intera regione, privata di uno dei suoi scorci più iconici e amati, tanto dai residenti quanto dai flussi turistici internazionali che ne avevano fatto una meta obbligata. Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha parlato di un colpo al cuore per la comunità, sottolineando come la furia della natura abbia cancellato in un istante un simbolo identitario -3-4.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.