Pogacar domina la Liegi-Bastogne-Liegi, ma Seixas si conferma nuovo rivale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È bastato un attacco secco sulla Côte de la Roche-aux-Faucons, a quattordici chilometri dal traguardo, per riportare Tadej Pogacar sul trono della Doyenne. Il fuoriclasse sloveno ha vinto per la quarta volta la classica più antica, calando il poker in una carriera che ormai sembra non avere più ostacoli insormontabili. La sua terza affermazione consecutiva a Liegi, però, a differenza di altre sue passeggiate solitarie, ha dovuto fare i conti con un avversario inaspettato e straordinariamente resiliente. Parliamo del diciannovenne francese Paul Seixas, il quale – dopo aver già fatto parlare di sé alla Freccia Vallone – ha tenuto testa al campione del mondo per gran parte del pomeriggio, crollando fisicamente solo sotto l’urto delle ripetute accelerazioni del numero uno al mondo, quando mancavano ormai pochi chilometri al traguardo. Un secondo posto che sa di incoronazione, questo per il transalpino, perché se è vero che Pogacar ha vinto, è altrettanto vero che per la prima volta da tempo qualcuno è riuscito a stargli incollato alla ruota sulle rampe durissime delle Ardenne.

Lo scenario della gara è stato caotico sin dai primi metri, complice una caduta multipla che ha spezzato il plotone, costringendo la UAE Emirates a una lunga caccia per ricucire su un gruppo di testa numeroso dove spiccava Remco Evenepoel. Una volta ricomposto il gruppo, però, il copione è tornato quello conosciuto. Sulla Côte de la Redoute, Pogacar ha alzato il ritmo, selezionando il drappello dei migliori; se da un lato Evenepoel ha dovuto immediatamente alzare bandiera bianca, dall’altro Seixas non ha mai mollato la presa. Lo sloveno ha provato a staccarlo più volte, con scatti secchi e variazioni di ritmo tipiche del suo repertorio, ma il giovane francese ha risposto colpo su colpo, dimostrando una maturità tattica rara per un ragazzo alla sua prima partecipazione alla Decana.

La resa dei conti è arrivata sulla Côte de la Roche-aux-Faucons. Pogacar, consapevole di avere una riserva di potenza superiore, ha insistito ancora; Seixas ha resistito fino agli ultimi cinquecento metri di salita prima di perdere definitivamente contatto, crollando sotto l'onda d'urto dell’iridato ma preservando onorevolmente il secondo posto. Per Pogacar si tratta della tredicesima vittoria in una classica Monumento, un bottino che lo avvicina sempre di più a Eddy Merckx nella leggenda, mentre per Evenepoel il podio (giunto a quasi due minuti) rappresenta una magra consolazione, visto che il belga non è mai riuscito a inserirsi nella lotta per il primato. Il corridore della Red Bull, nonostante un inizio di stagione brillante, ha dovuto inchinarsi ancora una volta alla superiorità schiacciante del suo rivale sloveno e alla sorprendente esplosivitá di Seixas.

La nuova gerarchia del ciclismo mondiale

La notizia, al di là dell’ennesimo trionfo di Pogacar, è proprio la conferma di Seixas come terzo incomodo nella lotta che sembrava appannaggio esclusivo dei due fuoriclasse. Se fino a un mese fa si parlava di un duopolio, adesso il diciannovenne di Lione ha dimostrato di poter reggere il passo su un percorso durissimo, dove le gambe contano più della tattica. La sua capacità di rimanere aggrappato alla ruota del migliore al mondo per oltre trenta chilometri di bagarre non è un dettaglio: è il segnale che il ciclismo francese ha finalmente trovato l’erede che cercava da decenni. Per Pogacar, abituato a vincere con ampi margini, dover gestire un avversario così giovane e temerario rappresenta uno scenario inedito, quasi una finestra sul futuro. Il suo stato di forma resta comunque superlativvo: dopo l’amaro secondo posto alla Parigi-Roubaix, lo sloveno non voleva lasciare nulla al caso, e la media oraria record di 44,4 km/h impressa sulla corsa ne è la prova più tangibile.

Un successo dedicato e un avversario per il futuro

Sul traguardo di Liegi, i festeggiamenti di Pogacar sono stati misurati, quasi malinconici. Un semplice dito puntato al cielo, un ricordo per l'ex compagno di squadra Camilo Muñoz, scomparso in settimana, a cui è stata idealmente dedicata questa vittoria. Un gesto che ha messo in secondo piano l'esultanza per il risultato, quasi a voler sottolineare come, nonostante i numeri da fenomeno, esista sempre un orizzonte più ampio dello sport. E mentre lo sloveno pensava all’amico, alle sue spalle Seixas tagliava il traguardo con lo sguardo di chi ha capito di poter stare lì, a giocarsela alla pari con i mostri sacri. Le sensazioni raccolte lungo le strade delle Ardenne suggeriscono che per Evenepoel la strada verso la vittoria in una Classica diventa ora più impervia; non solo deve scalfire la corazza di Pogacar, ma deve anche guardarsi alle spalle da un diciassettenne che brucia le tappe a una velocità impressionante. Se questa è l’anticipazione di ciò che vedremo al Tour de France, allora gli equilibri del ciclismo mondiale sono destinati a cambiare molto prima del previsto.

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