Trump e Netanyahu, la tregua promessa si scontra con l’incubo Iran
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Redazione Esteri
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Trump e Netanyahu tornano al centro della crisi mediorientale mentre le prospettive di una tregua vengono nuovamente smentite dagli eventi sul campo. Donald Trump aveva dichiarato che le trattative si trovavano nelle “ultimissime fasi” e che una pace avrebbe potuto essere siglata entro due o tre giorni. A distanza di meno di ventiquattro ore, però, l’ennesimo annuncio di svolta è stato superato dai fatti. La smentita è arrivata attraverso un post presidenziale che attribuiva all’Iran l’abbattimento di un Apache americano nello Stretto di Hormuz, un passaggio che ha portato lo stesso presidente degli Stati Uniti a sostenere che Washington sarebbe stata costretta a rispondere. Un nuovo episodio che si inserisce in una sequenza di annunci e retromarce che continua ad accompagnare la crisi.
Le promesse di pace e le tensioni con Israele
Dal 28 febbraio a oggi, secondo quanto riportato nel testo, Trump ha annunciato per trentasette volte la pace in Medio Oriente. Il risultato, tuttavia, è rimasto lontano dalle aspettative. Anche nelle ultime ore il presidente americano ha ribadito la convinzione che una tregua possa arrivare nel giro di pochi giorni, mentre sullo sfondo emergono divergenze sempre più evidenti con Benjamin Netanyahu. Tra gli episodi richiamati compare anche una telefonata tra i due alleati, descritta come particolarmente tesa. Mentre Trump cercava di frenare l’escalation, il premier israeliano avrebbe proseguito sulla linea dei raid militari, mostrando una distanza crescente rispetto alle indicazioni provenienti da Washington.
Il contrasto si è manifestato in modo evidente dopo l’ennesima operazione ordinata contro il Libano. Nonostante il dissenso dell’amministrazione americana, Netanyahu ha autorizzato un nuovo raid nell’area meridionale di Beirut. L’operazione si è inserita in un contesto estremamente delicato, caratterizzato dalla presenza di Hezbollah e da equilibri che, secondo la ricostruzione proposta, avrebbero dovuto rendere quella zona “intoccabile”. L’episodio viene presentato come uno dei momenti più significativi della crescente divergenza strategica tra i due leader, impegnati a perseguire obiettivi che appaiono sempre meno compatibili.




