Macron a Trump: “Parla troppo, si contraddice ogni giorno, non è uno show”
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Redazione Esteri
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Emmanuel Macron, nel corso di una visita di Stato a Seul, ha lanciato un’accusa frontale a Donald Trump, tornato alla Casa Bianca come presidente degli Stati Uniti. Il leader francese, che un tempo cercava di costruire un rapporto privilegiato con il tycoon attraverso strette di mano interminabili e gesti di complicità pubblica, ha descritto l’attuale atteggiamento americano come una fonte costante di instabilità per l’alleanza atlantica. Secondo Macron, il problema non risiede in singole decisioni – che pure possono essere discusse – quanto in un metodo comunicativo che definisce “confuso” e dannoso: ogni mattina, ha spiegato, dall’altra parte dell’oceano arrivano dichiarazioni che smentiscono quelle del giorno precedente, e questo meccanismo, a suo avviso, finisce per svuotare di sostanza qualsiasi impegno, compreso quello della Nato. “Se si creano dubbi sul suo impegno ogni giorno”, ha affermato il presidente francese, “se ne svuota la sostanza”.
Il metodo della contraddizione quotidiana
Macron ha voluto sottolineare, con un tono che mescolava la fermezza istituzionale a una certa insofferenza personale, che non si tratta di una mera questione di stile. “Si parla troppo, ed è tutto confuso”, ha tagliato corto, aggiungendo che questa modalità – definita da alcuni osservatori come una sorta di teatralizzazione permanente della politica estera – rischia di trasformare questioni delicate in una “farsa”. Il riferimento, nelle parole del presidente francese, è esplicitamente legato alla gestione del conflitto in Iran: su quel fronte, Trump avrebbe alternato minacce di interventi prolungati – “colpiremo ancora per due o tre settimane”, avrebbe detto agli americani – a improvvisi cambi di rotta, lasciando gli alleati senza un quadro chiaro. “Non può dire ogni giorno il contrario di ciò che ha detto il giorno prima”, ha ribadito Macron, quasi citando un vecchio adagio sulla credibilità. “Bisogna essere seri. Quando si vuole essere seri, non si va in giro a dire ogni giorno l’opposto di quello che si è detto il giorno prima”.
L’incursione nella vita privata dell’Eliseo
A complicare ulteriormente il già teso rapporto tra i due capi di Stato, e a spingere Macron a una replica così netta, c’è stata anche un’uscita di Trump che ha valicato i confini della diplomazia tradizionale. Il presidente americano, con la consueta libertà retorica che lo contraddistingue, ha infatti commentato pubblicamente la relazione tra Macron e la moglie Brigitte, alludendo a un vecchio video in cui la first lady francese dava un buffetto sul volto del marito. “Ho chiamato la Francia, Macron, la cui moglie lo tratta estremamente male; la sua mascella deve ancora riprendersi”, ha detto Trump, facendo leva su un episodio che nei salotti parigini era stato liquidato come un gesto affettuoso, per quanto plateale. Macron, che di solito evita di rispondere a provocazioni di questo tenore, questa volta ha scelto di non tacere: la sua replica, però, si è concentrata sul piano politico, lasciando intendere che certi attacchi personali rivelano piuttosto una sostanziale inadeguatezza alla guida di un’alleanza militare complessa come la Nato.
Dalla “bromance” allo scontro a distanza
Chi ricordava i primi anni del mandato trumpiano – quando Macron tentava di sedurre il presidente americano con cene eleganti e dimostrazioni di forza simbolica – fatica oggi a riconoscere lo stesso rapporto. Quella che qualcuno aveva ironicamente battezzato come “bromance” si è trasformata in un inseguimento fatto di ultimatum, umiliazioni pubbliche e divergenze strategiche ormai profonde. Da mesi, come confermano le cronache diplomatiche, i due leader si colpiscono a distanza senza mai incontrarsi realmente. E l’ultimo scambio, con le parole di Seul e le frecciate arrivate da Washington, dimostra che non esiste più nemmeno una parvenza di cortesia formale. Macron, dal canto suo, ha voluto ribadire un principio elementare – quello della coerenza come prerequisito per qualsiasi intesa internazionale – ma lo ha fatto con un’asprezza che non lascia spazio a fraintendimenti. “Abbiamo tutti bisogno di stabilità, calma, un ritorno alla pace”, ha concluso, “non è una farsa”.




