Il figlio adottivo segreto di Raffaella Carrà: chi è Gian Luca Pelloni Bulzoni, erede e manager
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A quasi cinque anni dalla scomparsa di Raffaella Carrà, avvenuta il 5 luglio del 2021, un dettaglio inedito e profondamente privato riemerge dagli atti di un tribunale, riportando all’attenzione pubblica la figura dell’artista sotto una luce del tutto personale. La notizia, emersa da un’ordinanza del Tribunale di Roma e riportata dal Corriere della Sera, svela l’esistenza di un figlio adottivo, Gian Luca Pelloni Bulzoni, rimasto nell’ombra per volontà della stessa showgirl, da sempre gelosissima della sua sfera intima. Non si tratta di una rivelazione legata a biografie o dichiarazioni, ma della conseguenza di un contenzioso legale intentato dall’uomo, nato a Ferrara nel 1964 e oggi residente a Roma, che ha agito in giudizio proprio in qualità di erede universale dei diritti dell’artista.
Pelloni Bulzoni, che per decenni è stato il segretario personale e manager della Carrà, nonché titolare della società “Arcoiris edizioni musicali”, ha chiesto al giudice un’inibitoria contro la produzione spagnola del musical “Ballo ballo”, tratto dal film del 2020 ispirato alle canzoni della Carrà. Nel ricorso, depositato al tribunale capitolino, il ricorrente si qualificava espressamente come figlio adottivo e unico erede legittimo della artista, chiedendo di bloccare la realizzazione e distribuzione dello spettacolo per l’assenza del suo consenso, in quanto titolare dei diritti sull’immagine, sulla voce e sul nome, sia reale che d’arte, della madre. La richiesta, tuttavia, non è stata accolta dalla giudice Laura Centofanti: le 36 rappresentazioni teatrali del musical, successive al film, risultavano già esaurite e senza nuove date in programma, rendendo di fatto l’inibitoria un atto tardivo e spostando ogni eventuale pretesa risarcitoria a un successivo giudizio di merito.
Le ragioni di una scelta e la conferma della fondazione
Tra le motivazioni addotte da Pelloni Bulzoni per giustificare l’azione legale, oltre alla tutela dei diritti patrimoniali, emergeva un aspetto che egli stesso definiva offensivo per la memoria della madre: la promozione del musical prevedeva, infatti, un omaggio al pubblico consistente in patatine e una bibita analcolica, un accostamento che, secondo la difesa, avrebbe svilito la dignità e l’immagine artistica di Raffaella Carrà. Una circostanza, quest’ultima, che fa comprendere quanto la protezione dell’eredità morale fosse centrale per l’uomo che per anni le era stato accanto. Dalle carte processuali, peraltro, emerge anche un elemento di complessità: sembra che Pelloni Bulzoni fosse stato informato del tour teatrale e avesse sottoscritto alcuni accordi preliminari, un punto che, sebbene non abbia influito sulla decisione sull’inibitoria, resta tra gli aspetti da chiarire in un eventuale proseguimento del procedimento.
La notizia, una volta trapelata, ha ricevuto una conferma ufficiale da parte della Fondazione Raffaella Carrà, che ha voluto precisare le intenzioni che portarono alla scelta dell’adozione. In una nota diffusa dall’ufficio stampa, si spiega che la decisione della signora Carrà era finalizzata a garantire la continuità della sua attività e a portare avanti, nel suo nome, tutte quelle iniziative benefiche a cui teneva profondamente. La stessa nota ha tenuto a sottolineare che Pelloni Bulzoni è sì l’erede universale, ma non l’unico, precisando che Raffaella Carrà, nelle sue ultime volontà, non ha dimenticato nessuno dei suoi affetti più cari. Un riferimento, questo, ai due nipoti Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello Renzo, scomparso prematuramente, per i quali l’artista ha sempre nutrito un affetto profondo, considerandoli alla stregua di figli.
Un rapporto costruito nella discrezione
Che Gian Luca Pelloni Bulzoni fosse una figura centrale nella vita e nella carriera di Raffaella Carrà era noto a chi frequentava gli ambienti televisivi, ma sempre con i contorni sfumati di chi preferiva rimanere dietro le quinte. Nato a Ferrara, classe 1964, il suo percorso si è intrecciato con quello dell’artista molti anni fa, inizialmente forse con mansioni di assistenza e sicurezza, per poi diventare, col tempo, il braccio destro insostituibile, il manager e, infine, il figlio adottivo. Alla guida delle edizioni musicali Arcoiris, ha gestito per anni il repertorio e gli interessi della Carrà, in un rapporto di fiducia che la stessa artista ha voluto suggellare in maniera formale e legale, lontano dai riflettori, come sempre aveva fatto per la sua vita privata. La stessa Raffaella Carrà, in diverse interviste, aveva raccontato il dolore per la maternità non realizzata biologicamente, spiegando di aver accettato con serenità ciò che la natura aveva deciso per lei e di aver riversato il suo istinto materno sui nipoti e sui tanti bambini adottati a distanza nel mondo. Una dimensione, quella genitoriale, che alla fine ha trovato una sua forma compiuta e riservata nell’adozione di Pelloni Bulzoni, un legame che solo le carte di un tribunale hanno ora portato alla luce, restituendo un tassello in più alla complessa e amata figura della “Raffa nazionale”.




