Il ristorante, l’incontro, l’adozione. Così Gian Luca Pelloni Bulzoni è diventato l’erede di Raffaella Carrà

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notizia, custodita per anni come un segreto di famiglia, è emersa quasi per caso dalle pieghe di un contenzioso legale che si è tenuto a Roma, riguardante un musical spagnolo ispirato alle canzoni di Raffaella Carrà. Gian Luca Pelloni Bulzoni, nato a Ferrara nel 1964, non era quindi solo il fidato assistente personale che per oltre due decenni aveva vegliato su di lei, gestendo l’agenda, la logistica e la sicurezza, ma qualcosa di più profondo e giuridicamente riconosciuto. Un legame che l’artista, all’anagrafe Raffaella Maria Roberta Pelloni, ha voluto suggellare con un atto di adozione, compiuto lontano dai riflettori e reso noto solamente a quasi cinque anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 5 luglio del 2021.

L’incontro a Sanremo e una fiducia costruita giorno dopo giorno

Il primo contatto tra i due risale al Festival di Sanremo del 2001, edizione condotta proprio dalla Carrà. In quell’occasione, Pelloni Bulzoni, che aveva alle spalle esperienze nel ristorante di famiglia e come guardia del per alcune modelle, lavorava per una ditta di servizi di sicurezza appaltati dalla Rai. Gli fu affidato il compito di seguire personalmente l’artista durante le serate e le prove, una vicinanza imposta dal lavoro che però si rivelò presto determinante. Raffaella, raccontano i collaboratori storici come l’ex ufficio stampa Angelo Perrone, si trovò subito bene con quell’uomo, percependo un senso di protezione e affidabilità che la portò a volerlo stabilmente nella sua cerchia una volta conclusa la kermesse. Da quel momento, il ruolo di Gian Luca si trasformò: non più solo bodyguard, ma autista, assistente personale e factotum, una presenza fissa che la seguiva in ogni impegno professionale e negli spostamenti privati, diventando in breve una delle tre persone più vicine all’artista insieme al compagno Sergio Japino e al manager Alessandro Lo Cascio.

La riservatezza come lascito e la gestione dell’eredità materiale

Chi conosceva bene la Carrà sottolinea come la showgirl non elargisse la sua fiducia con leggerezza, e come abbia trasmesso a Pelloni Bulzoni non solo i meccanismi del mondo dello spettacolo, ma anche quel valore della riservatezza che lei ha sempre difeso con determinazione. Una discrezione che ha permesso al loro rapporto filiale di rimanere sconosciuto ai più, protetto da un silenzio che solo le carte bollate del Tribunale hanno infranto. Oggi, alla luce di un’ordinanza che vede Pelloni Bulzoni rivendicare i diritti sull’immagine, sulla voce e sul nome d’arte, emerge anche la consistenza del patrimonio che gestisce. A lui risultano intestati tutti gli immobili che furono della madre adottiva, tra cui spiccano la villa-palazzina di via Nemea a Roma, un’abitazione di ampie dimensioni con box e cantine, e la tenuta di Cala Piccola, sul Monte Argentario, luogo del cuore dove riposano le ceneri dell’artista.

La precisazione della Fondazione e il ruolo dei nipoti

A seguito del clamore mediatico suscitato dalla scoperta, la Fondazione Raffaella Carrà, istituita proprio da Pelloni Bulzoni per proseguire le iniziative benefiche e culturali legate alla memoria della showgirl, è intervenuta con una nota per chiarire la natura della successione. Se da un lato si conferma che l’adozione era finalizzata a garantire continuità all’attività artistica e solidale, dall’altro si precisa che Gian Luca è sì erede universale, ma non unico. Nelle ultime volontà della Carrà, infatti, non sarebbero stati esclusi gli altri grandi affetti della sua vita, in particolare i nipoti Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello Enzo prematuramente scomparso, per i quali l’artista ha sempre nutrito un profondo legame. Una precisazione che delinea un quadro successorio articolato, in cui la gestione dell’ingente patrimonio, stimato in diverse centinaia di milioni di euro tra beni immobili e diritti d’autore, è affidata a un uomo che ha saputo guadagnarsi sul campo, con anni di dedizione silenziosa, un posto speciale nella vita della regina della tv italiana.

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