Il figlio adottivo di Raffaella Carrà e il patrimonio immobiliare: cosa ha ereditato Gian Luca Pelloni Bulzoni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A quasi cinque anni dalla scomparsa di Raffaella Carrà, avvenuta il 5 luglio del 2021, emergono dettagli inediti e per certi versi sorprendenti sulla sua successione, dettagli che erano rimasti fino a ora blindati da una riservatezza quasi maniacale, quella stessa discrezione che ha sempre contraddistinto la vita privata dell’artista. La documentazione catastale e gli atti depositati presso il Tribunale di Roma, come riportato dal Corriere della Sera, svelano infatti la destinazione di un patrimonio immobiliare e artistico di proporzioni notevoli, stimato da fonti attendibili in una cifra che oscillerebbe tra i 350 e i 400 milioni di euro, se si considerano anche gli investimenti mobiliari, i titoli di Stato e i fondi d'investimento. Al centro di questa scoperta, naturalmente, c'è lui: Gian Luca Pelloni Bulzoni, 61 anni, nato a Ferrara il 29 aprile del 1964 e residente a Roma, nel quartiere di Vigna Clara, in via Nemea. Non un parente di sangue, quindi, né uno dei due nipoti, Matteo e Federica, figli del defunto fratello Enzo, che molti davano per scontato fossero i naturali destinatari dell'eredità, bensì un figlio adottivo, la cui esistenza è stata rivelata solo nelle scorse settimane, nel febbraio del 2026, grazie a un'ordinanza del giudice Laura Centofanti. Una misura cautelare, quella richiesta da Pelloni Bulzoni, che mirava a bloccare il musical spagnolo Ballo ballo per presunta violazione dei diritti d'immagine della madre, e che se da un lato è stata respinta – le 36 repliche erano già andate in scena e non ce ne sono altre in programma – dall'altro ha avuto l'effetto di squarciare il velo su questo legame filiale, tenuto nascosto per proteggere l'intimità familiare.
Dall'attico al mare, la geografia dei beni ereditati
L'asse ereditario, come si legge dai documenti, è stato suddiviso seguendo pedissequamente le volontà testamentarie della showgirl, disposizioni che risalgono al 5 luglio 2021 e la cui registrazione è datata 24 novembre dello stesso anno. Tutti gli immobili che appartenevano a Raffaella Maria Roberta Pelloni, questo il suo nome all'anagrafe, sono ora intestati a Gian Luca Pelloni Bulzoni, e si tratta di un portafoglio immobiliare di prim'ordine, che spazia dalla capitale alla Toscana. Un ruolo di primo piano, in questa geografia degli affetti tramutati in proprietà, lo gioca l'attico di 400 metri quadri che la Carrà possedeva a Roma, un appartamento che è stato per decenni il suo rifugio privato e il centro nevralgico della sua vita lavorativa, vista la vicinanza con gli studi televisivi. Ma non è l'unica proprietà, perché altrettanto significative sono le ville all'Argentario, il promontorio toscano dove l'artista amava trascorrere i suoi periodi di riposo e dove, come testimoniano alcune foto scattate negli anni, era solita organizzare pranzi e cene con gli amici più cari, quelli del cosiddetto *cerchio magico* in cui, oltre al compagno Sergio Japino e al manager Alessandro Lo Cascio, rientrava a pieno Titolo proprio Pelloni Bulzoni, allora presentato come factotum, autista o guardia del.
La società editoriale e il controllo sui diritti Siae
Oltre ai mattoni, però, l'eredità di Raffaella Carrà si compone di una parte immateriale ma economicamente altrettanto, se non più, rilevante. Parliamo dei diritti d'autore e dei diritti d'immagine, un tesoro che include le opere dell'ingegno, le registrazioni, le apparizioni televisive e lo sfruttamento commerciale del nome e della voce. A Gian Luca Pelloni Bulzoni, che già prima della scomparsa dell'artista dirigeva la Arcoiris Edizioni Musicali, società con sede a Roma, spetta anche la gestione di questi introiti, quelli che derivano dalle riproduzioni delle sue canzoni e dall'utilizzo del suo repertorio artistico. E proprio su questo fronte si è giocata, e si giocherà, la partita più delicata. La richiesta di inibitoria per il musical spagnolo, che prevedeva anche un omaggio al pubblico di patatine e Coca-Cola – un dettaglio giudicato offensivo per la memoria della madre – è solo il primo atto di una strategia di tutela del marchio Carrà che il figlio adottivo, forte del suo ruolo di erede universale, intende portare avanti. Una strategia che, peraltro, sembra essere in linea con quanto dichiarato dalla Fondazione Raffaella Carrà, istituita proprio da Pelloni Bulzoni con l'obiettivo dichiarato di portare avanti le iniziative benefiche e culturali a cui l'artista era tanto legata, continuando così, attraverso di lui, quella *missione* filantropica che lei aveva avviato in vita, come la donazione di un immobile a Porto Santo Stefano, nel grossetano, destinato a opere di volontariato.




