Can Yaman conquista l’Ariston tra musica e ricordi, ma è bufera Ricciarelli su Conti per l’omaggio a Baudo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina organizzativa, si sa, è un ingranaggio complesso che quando si mette in moto travolge ogni cosa, e al suo cospetto la settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo — quella che Carlo Conti ha voluto dedicare alla memoria di Pippo Baudo, scomparso lo scorso agosto — ha ufficialmente aperto i battenti con una prima serata che di certo non passerà inosservata, vuoi per i numeri da capogiro — sono 1492 i giornalisti, fotografi e operatori accreditati tra la Sala Stampa dell’Ariston Roof e la Sala “Lucio Dalla” al Palafiori -4-9 — vuoi per la capacità, tipicamente sanremese, di mescolare la gara canora con il tributo e, immancabilmente, la polemica. L’ordine di uscita dei Big, che ha visto Ditonellapiaga aprire le danze, è stato solo l’inizio di una maratona lunga cinque ore -7; un susseguirsi di trenta artisti le cui esibizioni, dalla prima all’ultima, sono state scandite da momenti di alto impatto emotivo e colpi di scena studiati a tavolino.
A catalizzare l’attenzione del pubblico in teatro e di quello da casa, va detto, non sono state soltanto le canzoni in gara. Sul palco, la regia di Conti ha saputo dosare con cura gli ingredienti, alternando la musica a omaggi sentiti: l’ingresso di Peppe Vessicchio, il maestro scomparso nel novembre del 2025, ha regalato all’Ariston un momento di commozione collettiva, con una standing ovation che ha travolto l’orchestra e il presentatore stesso -1. E poi c’è lui, Can Yaman, il co-conduttore di punta della prima serata, che sulle note della sigla dello sceneggiato Sandokan — quello con Kabir Bedi, per intenderci — ha fatto il suo ingresso trionfale, scatenando il pubblico femminile e non solo; l’attore turco, del resto, ha confessato in una breve intervista dal palco di ascoltare la musica di Baglioni e di affidarsi ciecamente a Carlo Conti per districarsi in questo mondo così nuovo per lui -2-7. Ma la vera chicca è arrivata a tarda sera, quando lo stesso Kabir Bedi, il Sandokan originale, è salito sul palco per incontrare Yaman, ideale erede del ruolo, in un faccia a faccia che sapeva di passaggio di testimone generazionale e che ha regalato una delle immagini più iconiche e discusse della serata -1-7.
Un Festival globale tra numeri, record e il refuso della “Repupplica”
Oltre il palco, però, c’è un mondo che vive di numeri e di proiezioni internazionali, e questo Festival, ce lo dicono i dati, non è più soltanto una questione italiana. Con 1492 accreditati stampa, il villaggio mediatico allestito all’Ariston Roof e al Palafiori pullula di professionisti pronti a raccontare ogni più piccolo dettaglio, ma la novità sostanziale è la portata globale dell’evento -9. Le testate internazionali presenti, si contano in cinquanta, e arrivano da paesi lontani come l’Argentina, il Cile, l’Australia e perfino la Georgia, segno evidente che la kermesse canora è ormai un prodotto esportato in tutto il mondo, capace di portare il nome di Sanremo e della musica leggera italiana in ogni continente -4. Eppure, in questa macchina perfetta, qualche piccolo intoppo tecnico deve pur esserci: durante la serata, un maxi schermo ha mandato in onda un Titolo quantomeno singolare, trasformando la parola “Repubblica” in “Repupplica”, un refuso che ha fatto subito il giro del web e che ha strappato più di un sorriso tra i cronisti presenti in sala stampa, i quali, nonostante tutto, hanno continuato a votare e a decretare le prime preferenze della loro giuria -1. Ma torniamo alla musica, che resta il cuore pulsante: l’emozione di Olly, il vincitore della scorsa edizione, nel riascoltare l’Ariston cantare in coro Balorda Nostalgia ha aperto idealmente le danze, mentre Tiziano Ferro, superospite della serata, ha festeggiato i suoi venticinque anni di carriera partendo proprio da quel palco, lo stesso che lo vide esordire con Xdono in una Domenica In condotta da un giovanissimo Carlo Conti, creando un cerchio che si chiude -6-8.
La voce di Baudo apre il sipario, i figli presenti ma Ricciarelli tuona
L’edizione numero settantasei, però, porta con sé un’eredità pesante e ingombrante, quella di Pippo Baudo, l’uomo che ha fatto la storia del Festival conducendolo per tredici volte e che Conti ha voluto onorare fin dal primo istante. La serata, infatti, si è aperta con la sua voce registrata che dava il benvenuto al pubblico, un “Signori e signore, benvenuti al Festival di Sanremo” che ha gelato la platea e ha subito chiarito a tutti quale fosse il filo conduttore di questa edizione -1. In teatro, per l’occasione, erano presenti i figli Tiziana e Alessandro, visibilmente commossi, accanto a loro Dina Minna, la storica segretaria e braccio destro di Baudo, figura a lui vicinissima fino all’ultimo -8. E mentre sul palco scorrevano le immagini del grande maestro della televisione italiana, fuori, o meglio, nelle dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa, si consumava l’immancabile polemica. Protagonista, Katia Ricciarelli, che ha tuonato contro Carlo Conti con parole di fuoco. Il soprano, legato a Baudo da un matrimonio durato diciotto anni, non ha digerito il mancato invito a partecipare all’omaggio: “Un invito ci stava, non tanto come ex moglie, ma come artista che è stata al suo fianco per tanti anni — ha dichiarato — evidentemente per loro i diciotto anni con Pippo sono sciocchezze che non contano” -5-10.
Il caso Ricciarelli e lo strascico di veleni legati all’eredità di Baudo
La questione, va detto, non è solo una semplice esclusione dal Festival, ma si inserisce in un clima di tensioni mai sopite che riguardano l’eredità e gli affetti del grande conduttore. La Ricciarelli, che da tempo aveva rapporti freddi con l’ex marito, ha manifestato tutto il suo stupore nel vedere Dina Minna presente all’Ariston, mentre lei è stata tenuta lontana dai riflettori: “Avrebbero dovuto avere il coraggio di metterla vicino ai figli, visto che sono tutti e tre nel testamento”, ha aggiunto il soprano, riaccendendo i riflettori su una vicenda privata che era già finita sulle cronache nei mesi scorsi per le presunte dispute sull’eredità di Baudo, un patrimonio che include diritti d’autore, proprietà e ricordi di una vita spesa per la televisione -5-10. Carlo Conti, da par suo, ha incassato la polemica senza replicare, concentrato sulla conduzione e sul difficile compito di gestire un’orchestra così variegata di ospiti e cantanti, tra cui spiccano i nomi di Achille Lauro e Pilar Fogliati annunciati per le serate successive, ma intanto l’amaro in bocca per chi si sente escluso da una celebrazione che dovrebbe unire e non dividere rimane, gettando un’ombra lieve ma persistente su una serata che per il resto ha funzionato alla grande -3.




