Il primo Festival senza Pippo Baudo, l’Ariston si affida al ricordo e alla musica
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Redazione Interno
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Il sipario sulla settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo si è aperto nel segno della memoria, una memoria ingombrante ma dolce, quella lasciata da Pippo Baudo, il signore dell’Ariston scomparso nell’agosto del 2025. Quando Carlo Conti ha fatto il suo ingresso sul palco, non c’è stata una semplice sigla a fare da apripista, bensì la voce registrata dello stesso Baudo, quel suo inconfondibile “Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, al festival di Sanremo” che ha agito da vera e propria chiave di volta emotiva per il pubblico in sala e per quello a casa. Conti, al suo quinto appuntamento con la conduzione della kermesse, ha scelto di non aggirare l’assenza del maestro, ma di metterla al centro della narrazione inaugurale: i figli Tiziana e Alessandro, seduti in prima fila a osservare le luci che si accendevano su quel palco che il padre ha calcato per tredici edizioni, ne sono stati il simbolo tangibile. L’orchestra, nel frattempo, intonava “Perché Sanremo è Sanremo”, la storica sigla che Maurizio Lauzi racconta di aver scritto e cantato per la prima volta nel 1995, e che ha fatto da collante tra generazioni diverse di spettatori.
Ad affiancare Conti in questa prima serata, che si preannuncia lunga e articolata fino alle prime luci dell’alba, c’è Laura Pausini, al debutto assoluto come conduttrice di Sanremo. Per lei si tratta di un ritorno che ha il sapore di una chiusura del cerchio: fu proprio Baudo a lanciarla, trentatré anni fa, quando vinse tra le Nuove Proposte con “La solitudine”. La Pausini, emozionata e visibilmente consapevole del ruolo che ricopre, si muove sul palco con l’energia di chi il Festival lo ha respirato da spettatrice prima ancora che da artista affermata. Con lei, per questa serata d’esordio, c’è anche l’attore turco Can Yaman, chiamato a portare una ventata di internazionalità e a condividere la scena in quello che rappresenta un banco di prova non indifferente, considerando la sua recente esperienza nel “Sandokan” di Rai 1.
I ricordi sul palco e la mostra al forte, tra Vessicchio, Costanzo e Vanoni
La serata non si è limitata a un omaggio singolo, per quanto doveroso, a Baudo. Carlo Conti ha voluto allargare il raggio della memoria ad altre figure che hanno segnato la storia dello spettacolo italiano e che ci hanno lasciato in questo ultimo periodo. Un pensiero è andato a Beppe Vessicchio, storico maestro e direttore d’orchestra, e a Ornella Vanoni, la cui scomparsa ha scosso il mondo della musica nei mesi scorsi. Non è mancato un ricordo per Maurizio Costanzo, a testimonianza di come il Festival sia anche uno specchio che riflette le perdite dell’intero sistema culturale del paese. Nella città dei fiori, del resto, l’omaggio a Pippo Baudo ha assunto anche una forma fisica e visitabile: al Forte di Santa Tecla è stata allestita una mostra fotografica, voluta dalla Rai e curata nei minimi dettagli, che ripercorre le sue tredici conduzioni attraverso materiali d’archivio, video e oggetti di scena. Un’iniziativa, questa, che l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi ha definito “un omaggio dovuto a un grande interprete della cultura popolare”, sottolineando come Baudo non fosse solo un conduttore, ma un vero conoscitore dei processi di cambiamento della televisione.
Tiziano Ferro superstar e la macchina dei cantanti in gara
Mentre la prima serata scorre via tra un’esibizione e l’altra, con i trenta big in gara che si alternano davanti al giudizio esclusivo della Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, l’attenzione del pubblico si concentra anche sugli ospiti. Il superospite della serata è senza dubbio Tiziano Ferro, che torna all’Ariston per festeggiare un quarto di secolo esatto dall’uscita di “Xdono”, il singolo che lo ha lanciato nel firmamento della musica leggera italiana. Ferro, visibilmente emozionato, ha voluto ricordare come fu proprio Carlo Conti ad accoglierla prima volta in televisione, durante una puntata di “Domenica In”, per eseguire quel brano. Oltre a ripercorrere i suoi venticinque anni di carriera, l’artista ha presentato dal vivo il suo nuovo lavoro, “Sono un grande”, regalando al pubblico una performance che mischia nostalgia e attualità. Non mancano i collegamenti esterni: da piazza Colombo, dove Gaia si esibisce sul Suzuki Stage, alla nave da crociera Costa Toscana, ancorata al largo di Sanremo, che fa da palco fluttuante per Max Pezzali. Sul palco principale, invece, a sorpresa, è apparso Kabir Bedi, il Sandokan storico, per un incontro generazionale con Can Yaman, creando un cortocircuito tra la tv degli anni Settanta e quella contemporanea.
Le voci e il meccanismo del voto nella notte dell’Ariston
Parallelamente alla macchina dello spettacolo, che procede inesorabile con i suoi tempi serrati, a tenere banco è anche il meccanismo di voto di questa prima serata. Carlo Conti ha spiegato al pubblico come funzionerà la selezione: nessuno dei trenta cantanti verrà eliminato, ma al termine di tutte le esibizioni verrà resa nota una classifica provvisoria che indicherà, senza un ordine preciso, le cinque canzoni più votate dalla giuria specializzata. Tra i primi a salire sul palco, dopo l’apertura affidata a Olly, vincitore della scorsa edizione con “Balorda Nostalgia”, ci sono stati nomi noti e attesi: Ditonellapiaga, Michele Bravi, Arisa, Patty Pravo, e poi via via Fedez in coppia con Masini, e Francesco Renga. Tra un cantante e l’altro, a dare il cambio, ci hanno pensato Laura Pausini e Can Yaman, con Conti a tessere le fila di una diretta che, per sua stessa ammissione, vuole essere un contenitore democratico e aperto a tutte le voci. Un piccolo momento di umanità è arrivato anche dalla presenza in platea di Gianna Pratesi, 105 anni, ex gelataia di Chiavari reduce dal voto per il referendum del 1946, quasi a voler sottolineare il legame profondo tra il Festival e la storia civile del paese.




