Trump abbandona l’Ucraina, e Kiev paga il prezzo del disimpegno americano
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Redazione Esteri
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Se un giorno la Storia riconoscerà a Donald Trump qualche merito, oggi la cronaca racconta altro. La guerra in Ucraina, ormai da mesi, si gioca su un fronte inedito: quello delle decisioni capricciose del presidente americano, che – abituato a contraddirsi prima ancora di prendere una posizione – sembra irremovibile su un solo punto: lasciare Kiev in balia di Vladimir Putin. Con il quale, del resto, Trump dialoga più spesso che con la stessa Melania, come dimostra l’ultima telefonata di ieri, quando lo Zar ha ripetuto la solita litania: «Pronto a negoziare, ma la Russia non rinuncerà mai ai suoi obiettivi».
La posta in gioco, per l’Ucraina, è altissima. Senza i sistemi Patriot, la cui fornitura è stata sospesa da Trump, le difese aeree di Kiev sono sempre più vulnerabili. «Non esiste un’alternativa altrettanto efficace», aveva ammesso Volodymyr Zelensky già un anno fa, durante il World Economic Forum di Davos, ringraziando pubblicamente i creatori di quei missili in grado di intercettare qualsiasi proiettile russo, dai più semplici a quelli balistici. Un giudizio confermato da tutti gli esperti militari, che li considerano insostituibili.
Ma il disimpegno americano non è dettato solo da calcoli politici. «Gli arsenali statunitensi sono al limite, dopo l’attacco in Iran e il sostegno a Israele», spiega Orio Giorgio Stirpe, analista ed ex colonnello dell’intelligence militare italiana. Le scorte di munizioni da 155 millimetri e di missili a lunga gittata sono ridotte al minimo, ma è la mancanza di difese antiaeree a pesare di più. «Kiev ne soffrirà in modo drammatico», aggiunge.




