La polemica sul maestro russo e il summit Brics: due facce della geopolitica divisa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il Partito Democratico si ritrova invischiato in una controversia che assume toni sempre più surreali, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno – esponente di spicco del Pd – ha attaccato il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev, definendolo «filo Cremlino», dopo che il maestro è stato invitato a esibirsi a Caserta. Una presa di posizione che ha immediatamente scatenato la reazione del governatore campano Vincenzo De Luca, il quale, senza mezzi termini, ha ribadito la sua linea: «Io invito sempre tutti».

La questione, che potrebbe apparire marginale, riflette in realtà le tensioni di un contesto internazionale sempre più polarizzato, dove ogni gesto – persino un concerto – assume inevitabili connotati politici. Gergiev, del resto, è da tempo al centro di polemiche per la sua vicinanza al governo di Mosca, tanto da essere stato allontanato da diverse istituzioni musicali occidentali dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Ma l’intervento della Picierno, più che sollevare un dibattito culturale, rischia di trasformarsi in un boomerang per il Pd, già alle prese con divisioni interne su temi di politica estera.

Intanto, dall’altra parte del mondo, i Brics – il gruppo che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – hanno chiuso il loro 17° summit con una dichiarazione che, pur evitando toni troppo accesi, ribadisce la volontà di ridisegnare gli equilibri globali. Il documento finale, come prevedibile, ha puntato il dito contro il «protezionismo unilaterale» e ha chiesto una riforma delle istituzioni multilaterali, dall’Fmi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per garantire maggiore peso ai cosiddetti «paesi in via di sviluppo».

A parlare chiaro è stato soprattutto il presidente brasiliano Lula da Silva, che nel suo intervento ha rivendicato un nuovo ruolo per il «Sud del mondo», non più relegato a mero fornitore di materie prime. «Dobbiamo sviluppare tecnologie per partecipare a tutte le fasi delle catene del valore», ha detto, sottolineando come la salute globale e lo sviluppo siano ancora ostacolati da povertà e unilateralismo. Un messaggio che, al di là delle formule diplomatiche, suona come una critica indiretta all’Occidente e al suo dominio economico.

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