Mondiali 2026, anche per Elye Wahi ingresso negato in Canada: l’attaccante ivoriano indagato per frode sportiva salterà la Germania

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’edizione dei Mondiali di calcio che si sta disputando tra Stati Uniti, Messico e Canada si arricchisce di un nuovo, paradossale caso legato alle rigide normative sull’immigrazione, destinato a privare la Costa d’Avorio di un altro elemento di spicco dopo quanto già accaduto al ghanese Thomas Partey.

A farne le spese, questa volta, è Elye Wahi, il giovane attaccante ivoriano classe 2003 di proprietà del Nizza, al quale è stato formalmente negato il visto d’ingresso in territorio canadese, impedendogli di fatto di scendere in campo sabato 20 giugno a Toronto per la cruciale sfida del Gruppo E contro la Germania. La notizia, diffusa ufficialmente dalla Federcalcio ivoriana (FIF), arriva a poche ore dalla partita e getta nello sconcerto l’ambiente della squadra africana, che aveva schierato Wahi titolare nella vittoria d’esordio contro l’Ecuador.

Un'indagine per combine e il precedente che allunga la lista

La decisione delle autorità canadesi, che come hanno ribadito in diverse occasioni non derogano alla loro legislazione in materia di ingressi nemmeno per eventi sportivi di questa portata, sembra trovare la sua ragione d’essere nel quadro giudiziario che grava sul calciatore.

Wahi risulta infatti indagato dalla procura di Marsiglia – e il suo nome è al centro di un’inchiesta che coinvolge ipotesi di frode sportiva, corruzione, ricettazione e riciclaggio di denaro – vicenda che affonda le sue radici in un episodio sospetto di sport-fixing verificatosi nello scorso maggio durante una partita di Ligue 1 tra il Nizza e il Metz.

Il caso, per certi versi, ricalca le dinamiche che hanno portato al diniego del visto per Thomas Partey, il centrocampista ghanese fermato a sua volta alla frontiera a causa di un procedimento penale pendente nel Regno Unito per gravi reati sessuali, a dimostrazione di come le autorità canadesi stiano applicando con rigore i criteri di ammissibilità previsti dalla legge.

Il giallo della ammonizione e le scommesse anomale

Il fulcro dell’indagine che coinvolge Wahi, e che probabilmente ha spinto gli ufficiali dell’immigrazione a negargli il visto, riguarda la sua ammonizione rimediata nella gara contro il Metz del 17 maggio, un cartellino giallo che, tra l’altro, gli è costato la squalifica per la successiva gara di ritorno dei playout.

Ciò che ha allertato gli inquirenti, e che ha dato il via alle indagini coordinate dalla procura marsigliese per frode organizzata e corruzione sportiva, è stato il volume di scommesse internazionali, definito "insolitamente alto" dalla Ligue de Football Professionnel (LFP), puntate proprio sull’ammonizione del calciatore ivoriano, un chiaro segnale che ha fatto scattare i meccanismi investigativi.

La LFP ha confermato di essere stata allertata dai propri partner che monitorano i flussi di giocate, sporgendo denuncia contro ignoti e inoltrando tutta la documentazione alle autorità giudiziarie e di polizia competenti, mentre Wahi è stato già sottoposto a fermo e successivamente rilasciato, pur rimanendo formalmente indagato in un procedimento che potrebbe avere conseguenze pesanti sulla sua carriera.

La federazione conferma il forfait e il caso si apre al dibattito

La Federcalcio ivoriana, con un comunicato ufficiale che tenta di circoscrivere i danni, ha preso atto della situazione, limitandosi a dichiarare che "le necessarie autorizzazioni amministrative per il suo ingresso in territorio canadese non sono state ottenute in questa fase" e che pertanto il giocatore "non potrà viaggiare con la delegazione in Canada".

Nella nota, la FIF ha inoltre tenuto a precisare di non essere stata "ufficialmente notificata di alcun procedimento giudiziario o amministrativo che lo riguardi", quasi a voler prendere le distanze da una vicenda che rischia di minare la concentrazione del gruppo, e ha ribadito il proprio sostegno al calciatore, che rimarrà negli Stati Uniti in attesa del rientro della squadra.

La vicenda, che si inserisce nel solco di un dibattito sempre più acceso sui criteri di ammissione dei cittadini stranieri in Canada, finisce inevitabilmente per penalizzare la nazionale africana, che perde una pedina fondamentale nel match più difficile del girone contro i vicecampioni del mondo in carica della Germania.

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