Libano, il ponte sul Litani distrutto: per Aoun è l’inizio dell’invasione di terra
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Redazione Esteri
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Il presidente libanese Joseph Aoun ha definito gli ultimi attacchi israeliani nel sud del Paese – con la distruzione sistematica di ponti e infrastrutture chiave – un vero e proprio “preludio a un’invasione di terra”. La condanna, diffusa attraverso i canali ufficiali della presidenza, arriva a poche ore di distanza dal raid che ha polverizzato il ponte di Al-Qasmiya, strategicamente posizionato sul fiume Litani e situato lungo la principale arteria costiera che collega Tiro al resto del territorio libanese. Aoun ha sottolineato come queste operazioni non rappresentino semplici azioni belliche isolate, ma piuttosto “una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità”, un giudizio che trova fondamento nella rapidità con cui si sono susseguiti gli eventi, quasi fossero l’esecuzione di un piano coordinato.
La strategia dei ponti e l’isolamento del sud
A dare forza alle parole del capo dello Stato libanese è stata la catena di ordini impartiti dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. Questi ha rivelato di aver dato disposizione alle Forze di difesa israeliane (Idf) di procedere con la distruzione “immediata” di tutti i ponti sul Litani, giustificando la mossa con l’esigenza di interrompere i rifornimenti e il movimento dei miliziani di Hezbollah verso sud. L’attacco al ponte di Qasmiyeh, avvenuto tre ore dopo l’avviso di evacuazione lanciato dall’esercito israeliano, è solo l’ultimo tassello di una strategia che mira a recidere fisicamente il legame tra la regione a sud del fiume e il resto del Libano. Il ponte, che si erge nelle vicinanze di un posto di blocco dell’esercito libanese e di una postazione dell’Unifil, la missione di peacekeeping dell’Onu, rappresentava un nodo logistico vitale per i movimenti civili e militari.
La risposta di Israele e la dinamica degli eventi
Le parole di Katz sono state chiare nel delineare l’obiettivo: “impedire il passaggio verso sud di terroristi e armi”. L’ordine, come riportato dalle agenzie, sembra essere stato concertato con il primo ministro Benjamin Netanyahu e prevede non solo la distruzione dei viadotti, ma anche l’intensificazione delle demolizioni delle abitazioni libanesi nei villaggi prossimi al confine, un parallelo tracciato dallo stesso Katz con quanto avvenuto a Beit Hanoun e Rafah, nella Striscia di Gaza. Sul campo, i caccia israeliani hanno centrato il ponte Qasmiyeh – un punto di passaggio obbligato tra Sidone e Tiro – provocando ingenti danni alla struttura e lasciando dietro di sé una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. Per i residenti e le autorità locali, la distruzione di questo collegamento isola di fatto Tiro e i villaggi limitrofi, intrappolandoli in una sacca a sud del Litani e rendendo difficoltoso qualsiasi spostamento verso nord.
La condanna di Aoun e le implicazioni strategiche
La reazione di Joseph Aoun non si è limitata a una mera condanna formale. Il presidente ha infatti interpretato questa offensiva come un tentativo di “rompere la continuità geografica” del Paese, un’azione finalizzata alla creazione di una zona cuscinetto e alla consolidazione di una realtà di occupazione sul territorio libanese. Nel suo intervento, Aoun ha evidenziato come la distruzione delle infrastrutture civili – ponti utilizzati quotidianamente da famiglie e commercianti – configuri una politica di punizione collettiva nei confronti della popolazione, una violazione delle norme del diritto internazionale umanitario che, ha ricordato, proibiscono espressamente di colpire i civili e i beni essenziali per la loro sopravvivenza. La cornice in cui si inserisce questa escalation è quella di una tensione ai massimi livelli, con l’esercito israeliano che ha dichiarato di operare anche nella regione di Nabatieh e Marjayoun, spingendosi in profondità nel territorio libanese per colpire le infrastrutture che ritiene funzionali al partito armato sciita.




