L’aviazione israeliana bombarda il ponte di Qasmiyeh, tagliato in due il collegamento tra Tiro e Sidone
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Redazione Esteri
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L’aviazione israeliana ha nuovamente preso di mira le infrastrutture libanesi nel sud del paese, colpendo in maniera decisiva il ponte di Qasmiyeh. Il raid, avvenuto a distanza di tre ore da un avviso preventivo diffuso dalle Forze di difesa israeliane (Idf), ha di fatto raso al suolo l’importante arteria che scavalca il fiume Litani, un’opera considerata strategica per la viabilità della regione. Il sito dell’attacco, situato lungo la strada costiera a nord di Tiro, rappresentava un punto di snodo obbligato per chiunque volesse mettere in comunicazione il sud del paese con Sidone e Beirut, e la sua distruzione ha creato una cesura netta tra le aree meridionali e il resto del territorio libanese.
L’isolamento del sud e la strategia dei ponti sul Litani
Il bombardamento non è stato un episodio isolato, ma si inserisce in una precisa direttiva operativa proveniente dai vertici politici e militari di Israele. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha infatti reso noto che l’esecutivo, di concerto con il primo ministro, ha ordinato alle forze armate di procedere alla distruzione sistematica di tutti i ponti che attraversano il fiume Litani, considerati una via di fuga o di rifornimento per i combattenti di Hezbollah. La logica sottostante a questa escalation, secondo quanto riferito dalle fonti israeliane, è quella di impedire lo spostamento di armi e milizie verso sud, creando una sorta di barriera geografica che separi la zona a ridosso del confine dal resto del Libano. Le immagini diffuse subito dopo l’esplosione mostrano il ponte sventrato, un danno strutturale talmente grave da renderlo inagibile e che complica ulteriormente la vita ai civili libanesi, già provati dalle settimane di conflitto.
La reazione di Beirut e il rischio di un’invasione terrestre
La reazione delle istituzioni libanesi non si è fatta attendere, e a parlare è stato direttamente il presidente del paese, Joseph Aoun. In una nota diffusa dalla presidenza, il capo dello Stato ha condannato senza mezzi termini l’operazione, definendola “una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità libanese”. Aoun ha sottolineato come la scelta di colpire non solo il ponte di Qasmiyeh ma anche altre infrastrutture vitali configuri un preciso disegno strategico volto a isolare il sud, anticipando quello che potrebbe essere il preludio a un’invasione terrestre di più ampia scala. La preoccupazione maggiore, espressa anche dagli analisti, riguarda l’impatto umanitario di queste scelte: l’isolamento delle città costiere come Tiro e dei villaggi circostanti rende difficoltoso l’approvvigionamento di beni di prima necessità e blocca le vie di fuga per la popolazione civile, un aspetto che era già stato evidenziato nelle settimane precedenti.
Il contesto bellico e l’evacuazione delle postazioni Unifil
Il ponte sorge in una zona di particolare sensibilità, situato nelle immediate vicinanze di un posto di blocco dell’esercito regolare libanese e di una postazione della missione Onu (Unifil). La prossimità a questi presidi non ha tuttavia impedito l’azione aerea, che rientra in quella che le stesse autorità israeliane hanno definito una fase di espansione delle operazioni di terra. L’esercito libanese, consapevole della potenza di fuoco israeliana e dell’avviso di imminente attacco, ha provveduto a evacuare le proprie postazioni nelle ore precedenti al raid, cercando di evitare vittime tra i propri ranghi. La distruzione del ponte arriva in un momento di fortissima tensione lungo la linea di demarcazione, dove il bilancio delle vittime, secondo le autorità sanitarie libanesi, ha ormai superato quota mille morti, un numero destinato probabilmente a salire dato il protrarsi delle ostilità iniziate lo scorso 2 marzo.




