Il piano Ue per l’Ucraina naufraga in meno di 12 ore
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Redazione Esteri
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Il vertice tenutosi ieri a Londra, che ha riunito 19 leader europei e globali, si è trasformato in un fallimento quasi immediato. Nonostante gli abbracci di circostanza a Volodymyr Zelensky e i proclami di unità, la proposta di una tregua di un mese avanzata dall’asse Francia-Gran Bretagna è evaporata come neve al sole, lasciando spazio a un clima di incertezza e tensioni. La proposta, che prevedeva una sospensione degli attacchi aerei, navali e alle infrastrutture energetiche, era stata concepita come risposta all’incontro tra Donald Trump, J.D. Vance e Zelensky della scorsa settimana, un evento che ha scosso gli equilibri diplomatici europei.
Emmanuel Macron, intervenuto con toni decisi, ha ribadito la necessità di un impegno concreto da parte dell’Europa, sottolineando che gli europei devono essere «credibili» nel sostegno a lungo termine all’Ucraina. «Dobbiamo fornire garanzie di sicurezza solide», ha dichiarato in un’intervista al Foglio, aggiungendo che si discuterà anche di aspetti tecnici, come il sostegno all’esercito ucraino o la disponibilità a inviare truppe. Tuttavia, queste parole non sono bastate a consolidare una posizione comune, evidenziando invece le divisioni tra i Paesi membri.
Tra i nodi irrisolti c’è anche il rapporto tra Macron e Giorgia Meloni, che negli ultimi due anni e mezzo ha vissuto alti e bassi senza mai decollare veramente. Mentre l’ex premier Mario Draghi è stato accolto con tutti gli onori all’Eliseo, gli incontri tra il presidente francese e la premier italiana si sono ridotti a strette di mano formali e bilaterali che sembrano più atti dovuti che reali tentativi di collaborazione. Le tensioni tra i due, emerse anche durante il vertice, hanno contribuito a indebolire ulteriormente la coesione europea.
Intanto, Keir Starmer, leader laburista britannico, ha incontrato Meloni per discutere della crisi ucraina, ma anche questo dialogo non ha prodotto risultati tangibili. La proposta di tregua, che avrebbe dovuto guadagnare tempo per rilanciare un negoziato credibile, si è rivelata un’operazione di facciata, incapace di superare le divergenze strategiche tra i Paesi coinvolti.




