Spacex si quota al Nasdaq, tra sogni da trilione e conti in rosso: l’Ipo del 12 giugno
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Redazione Economia
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Elon Musk, già l’uomo più ricco del pianeta, varca questa settimana una soglia che nessuno aveva mai sfiorato: quella del primo trilione di dollari di patrimonio personale. A spingerlo verso questo primato, più unico che raro, sarà il debutto in borsa di SpaceX, l’azienda di razzi e satelliti che da vent’anni rivoluziona l’accesso allo spazio.
La data cerchiata in rosso sul calendario di Wall Street è il 12 giugno, quando la società inizierà a essere scambiata sul Nasdaq, forte di una valutazione che sfiora i 1,77 bilioni di dollari, un traguardo che la proietterebbe di diritto nell’olimpo delle mega-cap americane, quelle solitamente riservate a colossi tecnologici come Nvidia o Apple.
L’offerta, va detto, è strutturata in modo inusuale: il prezzo per azione è stato fissato a 135 dollari, senza la tradizionale forchetta, quasi a imporre un “prendere o lasciare” agli investitori istituzionali, mentre fino al 30% del flottante potrebbe essere destinato ai risparmiatori retail, una scelta che punta a capitalizzare l’alone di superstar che circonda l’imprenditore sudafricano.
L’effetto SpaceX sul sistema satellitare: Iridium nel mirino degli analisti
L’impatto di questa Ipo, qualora si concretizzasse nelle dimensioni attese, non si esaurirà certo entro i confini dell’ecosistema di Musk, ma potrebbe fungere da potente propulsore per l’intera industria spaziale quotata. A sostenerlo, in queste ore, sono gli analisti di Oppenheimer, i quali hanno puntato i riflettori su Iridium Communications, una società che gestisce una rete globale di satelliti in orbita bassa e che, guarda caso, utilizza proprio i razzi di SpaceX per lanciare i propri apparati in cielo.
La previsione della banca d’affari, insomma, è che la cosiddetta “catena alimentare dello spazio” si espanderà grazie alle economie di scala generate dal gigante di Musk, creando opportunità di crescita per le aziende che, come Iridium, si trovano a orbitare nella sua stessa galassia tecnologica. Tanto che Oppenheimer ha alzato il target price sul titolo Iridium a 60 dollari, con un rating di “outperform”, scommettendo su un effetto traino che potrebbe rivelarsi virtuoso per le società di telecomunicazioni satellitari.
Il paradosso dei conti: tra perdite miliardarie e mercato potenziale da 28,5 bilioni
A guardare i numeri, però, il rischio di una bolla appare concreto e fin troppo evidente, specialmente per chi storce il naso di fronte a valutazioni così spropositate. Il prospetto informativo della stessa SpaceX, un documento di circa 60 pagine che Musk ha mostrato agli investitori nel roadshow (incontrando anche il patron di Jp Morgan, Jamie Dimon), rivela un quadro economico quantomeno contraddittorio.
Da un lato, l’azienda immagina un “mercato indirizzabile totale” da 28,5 bilioni di dollari, una cifra astronomica legata soprattutto ai data center per l’intelligenza artificiale che vorrebbe piazzare in orbita; dall’altro, però, i conti del 2025 mostrano ricavi fermi a 18,7 miliardi e una perdita netta che ha sfiorato i 5 miliardi, un rosso destinato ad aggravarsi nel primo trimestre del 2026 con altri 4,3 miliardi bruciati.
Il cuore del problema, come sottolineato da Morningstar in una nota particolarmente critica, sta nella fusione con xAI, la divisione di intelligenza artificiale di Musk (che ha inglobato anche il social X) le cui tecnologie, secondo gli analisti, presentano “economie incerte” e una posizione competitiva decisamente debole rispetto a colossi come OpenAI e Anthropic.
Super-voti e mercato blindato: le regole del gioco per i piccoli azionisti
Oltre ai conti in rosso, a raffreddare gli entusiasmi ci pensa la struttura di governo societario, pensata per lasciare il controllo assoluto nelle mani del fondatore nonostante l’afflusso di capitali esterni. Musk, infatti, deterrà azioni di classe B, ognuna delle quali varrà dieci voti, assicurandosi così circa l’82% dei diritti di voto totali, un meccanismo che rende illusoria qualsiasi ipotesi di influenza da parte degli azionisti di minoranza.
Non solo: la documentazione per l’Ipo rivela una clausola piuttosto blindata per quanto riguarda le dispute legali, con la richiesta che eventuali cause degli azionisti siano discusse in un tribunale specializzato del Texas, oppure, in caso di rifiuto, risolte tramite arbitrato privato, senza processo con giuria e senza azioni collettive.
Di fronte a questi paletti, e con un’offerta pubblica che rappresenta appena il 4% del capitale complessivo, i piccoli risparmiatori si trovano a dover scommettere ciecamente sulla visione di Musk, ben sapendo che il vero banco di prova non sarà il giorno del debutto, bensì quello, più o meno lontano, in cui i sogni spaziali e le intelligenze artificiali dovranno trasformarsi in utili reali.




