Medici di base verso l’estinzione: un sistema sanitario al collasso
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Redazione Salute
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Il sistema sanitario italiano, già in affanno da anni, rischia di sprofondare in una crisi senza precedenti a causa della progressiva scomparsa dei medici di base. Un problema strutturale, che si trascina da tempo, ma che oggi assume contorni drammatici alla luce dei dati recenti e delle nuove esigenze dettate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Nelle Marche, ad esempio, dove sono in corso di realizzazione 29 Case della comunità, la carenza di medici di medicina generale rischia di trasformare queste strutture in costose cattedrali nel deserto, incapaci di funzionare senza il personale adeguato.
Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, in Italia mancano all’appello circa 5.575 medici di base, un numero destinato a crescere se si considera che, entro il 2027, altri 7.300 professionisti andranno in pensione. Un effetto domino che sta già mostrando i suoi effetti, soprattutto nelle regioni più colpite come la Sardegna, dove il 39% dei medici di famiglia ha lasciato la professione tra il 2019 e il 2023. Una perdita che equivale a 400-450 professionisti, con conseguenze devastanti per i piccoli paesi e le zone più disagiate, dove il servizio sanitario è già al limite.
Anche in Piemonte la situazione non è meno critica: mancano 431 medici di famiglia, e il 54,1% di quelli ancora in servizio supera il tetto massimo di 1.200 pazienti previsto dalla legge, arrivando a gestirne fino a 1.500. Un carico di lavoro insostenibile, che si somma a retribuzioni basse e alla minaccia, percepita da molti, di diventare dipendenti delle aziende sanitarie. "Fare il medico di famiglia non ha più appeal", denuncia Mario Ferrari, rappresentante della categoria, sottolineando come la professione sia ormai considerata poco attraente dalle nuove generazioni.
Il problema, però, non è solo italiano. La carenza di medici di base è un fenomeno che interessa gran parte dell’Europa, ma in Italia si intreccia con una burocrazia farraginosa e una distribuzione disomogenea delle risorse. Se da un lato il Pnrr promette di modernizzare il sistema sanitario, dall’altro rischia di fallire nel suo obiettivo principale se non si interviene tempestivamente per colmare il vuoto lasciato dai professionisti in uscita.
Le Case della comunità, pensate come centri di riferimento per l’assistenza primaria, rischiano di rimanere inutilizzate senza una forza lavoro adeguata. E mentre le regioni cercano di correre ai ripari con bandi e concorsi, i giovani medici sembrano disertare le selezioni, preferendo specializzazioni più remunerative o carriere all’estero. Un trend che, se non invertito, potrebbe portare a un collasso del sistema, già alle prese con liste d’attesa interminabili e servizi ridotti all’osso.




