Infermieri in esodo: il sistema sanitario sull’orlo del collasso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il settore infermieristico italiano, già provato da anni di sottodimensionamento e risorse limitate, sta affrontando una crisi senza precedenti. Secondo i dati diffusi dal sindacato Nursing Up, nei primi nove mesi del 2024 oltre 20.000 professionisti hanno lasciato volontariamente il Servizio Sanitario Nazionale, registrando un incremento del 170% rispetto allo stesso periodo del 2023. Se il trend dovesse confermarsi, entro fine anno le dimissioni supereranno quota 30.000, un esodo che rischia di paralizzare un sistema già al limite.

La fuga degli infermieri non è riconducibile unicamente alla questione salariale, sebbene gli stipendi – spesso inferiori alla media europea – rappresentino un fattore determinante. Durante la presentazione del primo Rapporto sulle Professioni Infermieristiche, realizzato da Fnopi insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito la necessità di percorsi di carriera meglio definiti e di una valorizzazione del ruolo, elementi finora trascurati. "Servono politiche strutturali, non interventi spot", ha sottolineato, senza però indicare tempi certi per un piano concreto.

Intanto, la domanda di assistenza cresce in modo esponenziale, trainata dall’invecchiamento della popolazione. Le proiezioni demografiche parlano chiaro: nei prossimi 15 anni, gli over 65 passeranno da 14,3 a 18,5 milioni, aumentando la pressione su un sistema che fatica a reclutare nuovi professionisti. Le iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica sono in calo, mentre molti neoqualificati scelgono di emigrare verso Paesi come Germania e Svizzera, dove condizioni contrattuali e retributive sono più vantaggiose.

Il ricorso a personale straniero, spesso visto come una soluzione tampone, solleva a sua volta interrogativi. Se da un lato permette di coprire temporaneamente i vuoti lasciati dagli italiani, dall’altro impone una riflessione sulle dinamiche di sfruttamento e sul mancato riconoscimento dei titoli di studio, che costringe molti a posizioni dequalificate.

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