Investito in bici a Napoli, la figlia di Sarnacchiaro: «Rimuovete quel video, state uccidendo mio padre di nuovo»
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Redazione Interno
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Amalia Sarnacchiaro non ha dubbi: chi ha diffuso sui social le immagini del padre morente sta perpetrando una seconda violenza. Umberto Sarnacchiaro, 64enne napoletano, è morto mercoledì sera in sella alla sua bicicletta a pedalata assistita dopo l'urto con uno scooter in via Amerigo Vespucci, all'altezza dell'ospedale Loreto Mare. L'uomo è caduto battendo la testa sull'asfalto e non c'è stato nulla da fare.
Sul posto, insieme ai soccorritori, è arrivata anche la figlia, che ora si trova a fronteggiare un dolore nel dolore: qualcuno ha filmato il corpo del padre a terra e ha condiviso il video in Rete.
«Quelle immagini le ha viste mia figlia di 11 anni»
«Qualcuno ha diffuso dei video dove si vede chiaramente mio padre a terra, ormai senza vita e parti del suo corpo» racconta Amalia, sotto choc dopo aver visto il filmato. La donna ha chiesto ad alcune testate giornalistiche di rimuovere le immagini e si è rivolta direttamente agli utenti dei social perché facciano lo stesso. A rendere la vicenda ancora più lacerante c'è un dettaglio che riguarda la sfera privata della famiglia: «Quelle immagini le ha viste anche mia figlia, una ragazzina di 11 anni ed è stato come continuare a uccidere mio padre» aggiunge.
L'appello della figlia non riguarda solo i video, ma investe la tutela dell'intero nucleo familiare, già provato dalla perdita improvvisa del padre.
Il borsello scomparso e l'appello per Puffy
Dalla ricostruzione di quanto accaduto in via Vespucci emerge un altro elemento che ha destato sconcerto tra i familiari. Al corpo di Sarnacchiaro, riverso sull'asfalto, sarebbe stato sottratto un borsello con i documenti, il portafoglio e gli effetti personali. «Oltre alla vita, gli hanno tolto anche la dignità» ha detto la nipote Stefania durante una diretta social sul luogo dell'incidente insieme al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli.
Nel corso della stessa diretta è stato lanciato un appello per trovare una nuova famiglia a Puffy, il barboncino bianco che teneva compagnia al 64enne, rimasto solo dopo la morte del padrone. Sarnacchiaro era vedovo da un anno e mezzo e viveva da solo; i tre figli e la nipote sperano che qualcuno possa prendersi cura del cane ed evitargli il trauma del canile.
La bicicletta come mezzo quotidiano, non hobby domenicale
Sulla vicenda è intervenuto anche Luca Simeone, presidente dell'associazione Napoli Pedala, che ha ricordato come Sarnacchiaro avesse scelto la bicicletta a pedalata assistita come mezzo di trasporto quotidiano dopo aver rinunciato all'automobile. «Umberto non era un ciclista della domenica, usava la bici per muoversi come mezzo di trasporto» ha spiegato Simeone durante il presidio organizzato venerdì pomeriggio.
L'iniziativa, promossa da Napoli Pedala e dal Comitato Napoli Città 30, è partita da piazza Municipio con un corteo in bicicletta che ha attraversato la città fino a via Amerigo Vespucci, il luogo dell'incidente. Al flash mob hanno partecipato anche i familiari di altre vittime della strada: la mamma, il papà e il fratello di Rebecca Pepe, la turista 24enne di Lecce investita e uccisa sul lungomare il 4 settembre, insieme ai parenti di Valeria Vertaglio e Stefano Giannino, morti in incidenti stradali negli anni scorsi.
Quattordici vittime in città dall'inizio dell'anno
Il presidio in via Vespucci è stato anche l'occasione per fare il punto su un fenomeno che a Napoli non accenna a diminuire. Secondo i dati diffusi durante la manifestazione, sono già 14 le persone investite e uccise in città nel corso del 2026. Tra le richieste portate avanti dalle associazioni ci sono più controlli, piste ciclabili protette e l'estensione delle zone a 30 km/h.
Simeone ha denunciato le condizioni della pista ciclabile della zona portuale, descrivendola come sporca, con vetri ed erbacce, e ha sottolineato come le parole da dire di fronte a ogni nuova tragedia siano purtroppo sempre le stesse.
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