La guerra in Iran cancella i gp di Bahrein e Arabia Saudita, Imola spera nel recupero

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con gli attacchi coordinati da Stati Uniti e Israele che hanno colpito obiettivi strategici in Iran provocando una reazione a catena nell’intera regione, ha prodotto i primi effetti concreti anche nel mondo dello sport motoristico, travolgendo i piani del calendario 2026 di Formula 1. Secondo quanto anticipato da Sky Sport Germania e ripreso da diverse testate internazionali, i Gran Premi in programma sul circuito di Sakhir in Bahrein, previsto per il 12 aprile, e quello di Gedda in Arabia Saudita, fissato per il 19 aprile, sono stati di fatto cancellati, con un annuncio ufficiale atteso nelle prossime ore da parte di Liberty Media e della Federazione Internazionale dell'Automobile. La decisione, maturata nell’arco di poche settimane dall’inizio delle ostilità che hanno visto coinvolti anche gli alleati occidentali nella regione, non rappresenta soltanto una scelta precauzionale legata alla sicurezza di piloti, tecnici e delle migliaia di addetti ai lavori che compongono il circo della Formula 1, ma risponde a una constatazione logistica inoppugnabile: il materiale tecnico e le vetture, molte delle quali ancora bloccate in Bahrein dopo i test prestagionali svolti a febbraio, non potrebbero essere trasportate in tempo utile per l’allestimento dei circuiti, considerata la chiusura di diversi spazi aerei e l’instabilità delle rotte marittime nel Golfo Persico.

Il nodo logistico e le trattative per un compromesso economico

Il rinvio sine die delle due tappe mediorientali, che avrebbero garantito un introito complessivo stimato in oltre cento milioni di sterline tra diritti televisivi e sponsorizzazioni, apre una voragine non solo nel calendario ma anche nei bilanci della gestione economica del mondiale, sebbene il contratto quadro con i broadcaster garantisca un numero minimo di ventidue gare, soglia che verrebbe comunque raggiunta anche senza i due appuntamenti di aprile. Fonti vicine all’organizzazione riferiscono di serrati negoziati in corso per stabilire a chi spetti l’onere della penale: il Bahrein, che versa circa quaranta milioni di dollari per ospitare la gara, sarebbe pronto a farsi carico delle perdite pur di non vedere formalmente rescritto il contratto, mentre l’Arabia Saudita, la cui tappa rappresenta una delle più redditizie per il Circus con un contributo vicino ai sessanta milioni di sterline, avrebbe tentato fino all’ultimo di scongiurare lo stop offrendo voli charter privati e garantendo la protezione dei convogli logistici attraverso il proprio sistema di difesa aerea, già messo alla prova nel 2022 quando gli attacchi degli Houthi yemeniti colpirono un deposito di carburante nelle vicinanze del tracciato di Gedda. La complessità della situazione geopolitica, con l’uccisione della guida suprema iraniana e le conseguenti rappresaglie che hanno reso il teatro mediorientale una polveriera, ha tuttavia reso vani questi tentativi, portando alla decisione ormai inevitabile.

L’iniziativa di Vacchi e la finestra per il ritorno all’autodromo Enzo e Dino Ferrari

Proprio mentre la Formula 1 si appresta a rivedere le proprie mappe, dall’Emilia-Romagna arriva una sollecitazione politica destinata a riaccendere il dibattito attorno alla possibilità di riportare le monoposto sull’asfalto dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Nicolas Vacchi, avvocato imolese, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale e recentemente designato come candidato sindaco del centrodestra per le amministrative di maggio, ha scritto una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Vacchi, forte del suo ruolo istituzionale e della sua appartenenza al partito di maggioranza, chiede al governo di farsi promotore di un’iniziativa diplomatica e sportiva che porti Imola a candidarsi come sede sostitutiva per una delle gare cancellate, approfittando della finestra che si aprirebbe nel calendario internazionale. L’uscita pubblica del candidato, che parla da cittadino prima ancora che da esponente politico, non è priva di calcolo in vista dell’appuntamento elettorale, ma si inserisce in un contesto di mobilitazione trasversale che vede il territorio compatto nel tentativo di non lasciarsi sfuggire quella che appare come un’occasione irripetibile per riportare il circus nell’autodromo intitolato alla memoria del fondatore e di suo figlio.

La complessa architettura del calendario e l’ipotesi di una data autunnale

La possibilità di un ritorno del Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna, escluso a sorpresa dal calendario provvisorio 2026 presentato lo scorso giugno per far posto al nuovo circuito cittadino di Madrid, si scontra tuttavia con una serie di ostacoli procedurali e contrattuali di non facile soluzione. La finestra che si profila all’orizzonte non è quella primaverile, ormai compromessa per questioni di tempistiche organizzative, ma piuttosto quella autunnale: si ragiona su una data compresa tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, sfruttando il vuoto lasciato dal Gran Premio d’Azerbaijan, il cui futuro è legato a doppio filo con la stabilità della regione caucasica, o più verosimilmente collocando l’evento in sovrapposizione con il periodo immediatamente successivo alla tappa di Singapore. L’operazione, per quanto affascinante, richiederebbe una rinegoziazione degli accordi con gli altri promoter europei, a partire da Monza che detiene un contratto blindato fino al 2031, e una verifica della capacità logistica di organizzare un evento di tale portata con un preavviso di pochi mesi. La macchina organizzativa imolese, che vanta cinque edizioni consecutive dal 2020 al 2025 con l’eccezione dell’annullamento per alluvione nel 2023, avrebbe le competenze per farcela, ma serve il via libera politico di Roma e un sostegno economico chiaro da parte della Regione e del governo, gli stessi attori che nei mesi scorsi non erano riusciti a scongiurare l’esclusione dal calendario originario in favore della capitale spagnola.

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